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giovedì 20 settembre 2012

19 Settembre 2012. Pranzo al ristorante “Bruschetta”


All’interno di Coex Mall, sono stato attirato dal nome di un ristorante: “Bruschetta italian restaurant”. Provo!

L'ingresso del ristorante
Sono entrato ed un simpatico cameriere mi ha accolto con un sonoro: “Buongiorno!” Ma stiamo a Seoul! Che meraviglia qualcuno che ti saluta in italiano, pur essendo non italiano.

M'introduce nella bella sala con, sul lato sinistro, l'immancabile cucina a vista. Tanti i tavoli, distribuiti con ordine, io scelgo un posto vicino all'ampia vetrata, che si trova al lato opposto della cucina. All'interno del ristorante, trovo scritto delle parole in lingua italiana: gelato, pane, acqua; una bella cartina dell'Italia, con in evidenza le regioni ed i capoluoghi di provincia, scritti in italiano e tradotti in lingua coreana.

Tante fotografie della carissima Italia: la sognante Venezia è la città più rappresentata con tanti scatti. Poi la mia città, l'immancabile Colosseo, simbolo della Città eterna, Fontana di Trevi ritratta di notte, Piazza San Pietro visto dal “cupolone”, Piazza del Popolo assolata; mi ricordano i posti meravigliosamente incantati della mia adorata città natia.

Il cameriere mi consegna il menu e noto che i piatti sono descritti in lingua italiana, poi in lingua coreana ed, in ultimo, in inglese. Penso però, scorrendo via via il menù, di essere capitato in una cucina fusion; infatti alla fine scelgo piatti non propriamente “italiani” come l’insalata di pollo piccante con pane piccante, dell’insalata e, per concludere, un filetto di manzo alla piemontese con verdure di stagione grigliate.

Il personale è molto giovane e salutano i clienti con il classico “Buongiorno”, mentre i cuochi avvisano i camerieri, quando hanno preparato il piatto ordinato, con “E’ pronto!”, richiamandone l'attenzione. Il cameriere dal sorriso infinito porta il piatto dell'insalata, accompagnandolo con del pane e, in un piattino, olio ed aceto balsamico; si congeda con il classico “Buon appetito!”, che ripeterà ad ogni portata.

Il pane
Dall'ampia vetrata, vedo passare una scolaresca; tutti indossano la stessa divisa. Sorrido e faccio con la mano il gesto “Ciao” ad un bambino, che si trova a qualche passo da me. Il suo viso improvvisamente si trasforma in una smorfia e poi si scatena in pianto irrefrenabile! E chi mai avrà visto, Dracula? So di non essere Alain Delon, negli anni dello splendore, ma, addirittura, piangere! Immediatamente, la maestra lo accoglie tra le sue braccia protettrici, mi sorride, vedendo il mio viso sgomento ed il bambino, un poco alla volta, si calma. Meglio esser prudenti la prossima volta al passaggio di scolaresche e, soprattutto, evitare di salutare.

Intanto, il pollo mi viene servito e devo ammettere che di tratta di peperoncino e pollo; comunque, a me piace molto mangiare piccante

Il pollo con tanto peperoncino
La sala continua a riempirsi di una clientela giovanile, accolta dal simpatico “Buongiorno” del personale. E’ il momento di due fidanzati. Lei indossa una giacca marrone chiaro con una maglia bianca e minigonna nera; devo dire che, pur non essendo molto alta (e cerca di apparire più alta, indossando, forse, dei tacchi 12 da spavento, che la rendono estremamente attraente) è davvero molto bella. Il suo viso emana una forte dose di sensualità, causa, forse, anche il trucco leggermente marcato sugli occhi ed il rossetto appena rosso scuro, che le colorano le labbra intensamente espressive. La borsa, che indossa, è di un noto stilista italiano. Lui, invece, magrissimo da far paura, in maglioncino arancione, che scopre una maglietta bianca e dei jeans lacerati in qualche punto. Ha una pesantissimo zaino, che tiene sulle spalle; essendo magrissimo come farà a sostenerlo? Mentre osservo la coppia, accolta dal corale “Buongiorno”, il cameriere mi porta l'ultimo piatto.

La carne è tenerissima e molto buone le verdure grigliate che l'accompagnano.

La carne

Termina così il mio pranzo.

Di Italia, forse, ne ho respirata poco, ma la cucina è stata, complessivamente, molto gradevole; insomma, mi è piaciuto mangiare in un ristorante, non perfettamente italiano, ma...va bene lo stesso!

A proposito, mentre sto per uscire, il cameriere mi saluta con un “Ci vediamo!”

mercoledì 19 settembre 2012

18 settembre 2012. Personale di Finn Juhl al Daelim Museum.

Una mostra davvero insolita, almeno per me, quella che ho visitato quest’oggi presso il Daelim Museum di Seul, dedicata all’arredatore danese Finn Juhl, ma estremamente interessante e curiosa, in occasione del centesimo anniversario della nascita.

Fu un architetto pioniere del design del mobilio ed operò a livello internazionale dal 1940 al 1970. Egli creò un tipo di design, che presentò, al meglio, le caratteristiche del mobilio scandinavo ed è per questo che è considerato da molti come una figura centrale nella storia del design scandinavo.

Juhl era molto interessato all’arte, alla storia, alla letteratura ed alla musica e sognava di essere uno storico dell'arte. Suo padre, invece, disapprovava questa aspirazione, cosicché Juhl decise di studiare architettura presso l'Accademia Reale Danese di Belle Arti. Iniziò l’arte di creare mobili, quando iniziò ad arredare casa sua. Grazie al suo senso ben definito di estetica e gli sforzi, per rendere l'arredamento più confortevole possibile, riuscì ad introdurre un nuovo linguaggio scultoreo, che non poteva essere trovato nelle opere di altri designer.

Forme scultoree, linee morbide e dettagli raffinati sono le parole chiave, che rappresentano questo nuovo linguaggio di progettazione. Questo è il motivo, per cui Juhl è, spesso, indicato come un "scultore di mobili".

Molte le sedie presenti, all’interno della mostra; sono rimasto colpito da quattro sedie, che furono progettate molti anni fa.

La “Pelican Chair” (1940). Questo lavoro fu progettato per la propria casa appena 72 anni fa . È stata chiamato la "sedia pellicano" perché somiglia ad un pellicano, che sta dispiegando le ali. Questa sedia, in particolare, con l'eccezione delle zampe, possiede caratteristiche che ricordano una scultura. Juhl si è ispirato al surrealismo ed alle sculture organiche di Jean Arp e Henry Moore.

La “Chieftain chair” (1949). Questa sedia risente molto delle forme dell’arte africana, cui Juhl era molto affascinato. La sedia Chieftain è diventata famosa, dopo che Re Federico IX si sedé alla “Copenaghen Cabinetmakers’ Guild Exhibition”. Si dice che la sedia sembrava essere stata progettata appositamente per il monarca.

La “Easy chair” (1955). Una particolarità di questa sedia, in aggiunta al suo schienale, è il modo, in cui riflette l'epoca, in cui è stata creata. Disegni semplificati erano di moda all’epoca e Juhl seguì l’esempio; le due linee dimensionali del bracciolo della sedia forniscono un buon esempio di questa caratteristica.

I mobili coreani tradizionali sono simili a quelli danesi. Le opere di Finn Juhl sembrano raggiungere la perfetta armonia con le creazioni di mobili antichi coreani.

Ho notato la presenza di moltissimi giovani, armati di macchine fotografiche ed intenti a immortalare qualsiasi angolo dell’esposizione. Per me è stata un’esperienza diversa dalle solite; sono rimasto anche un poco turbato dalla forte creatività, che ha operato in sedie davvero strane e non so fino a che punto comode!

Insomma, un pomeriggio insolito di un giorno di fine Settembre a Seul!

martedì 18 settembre 2012

17 Settembre 2012. Visita al Museo “Cheongwadae Saranchae”


Dietro al palazzo Gyeongbokgung, che è stato già oggetto di una mia visita, descritta in un Post, c’è un interessante Museo, il “Cheongwadae Saranchae”, che, oserei definire, un “monumento” alla moderna Corea.
Di fronte al Museo, la Casa Azzurra, residenza del Presidente della Repubblica.

Ho costeggiato il palazzo Gyeongbokgung e sono stato gentilmente fermato da diversi poliziotti, in tenuta antisommossa, che mi chiedevano dove stessi andando, poiché la strada era off limits.
Ricevuta la risposta, mi facevano procedere senza problemi.
Arrivato proprio in fondo alla strada, ho visto la Casa Azzurra presidenziale e alla sua destra, la mia destinazione.
Il Museo è una struttura modernissima a due piani, incastonata tra dei deliziosi giardini, davvero ben curati ed una grande fontana, di cui, purtroppo, non posso dire molto, poiché le spiegazioni erano solo in lingua coreana (!).

La fontana, che si trova davanti l'ingresso del Museo

Il Museo offre una panoramica della vita e della crescita, che ha avuto la Corea del Sud durante gli anni del dopoguerra.
L'ingresso del Museo
Entro nel bel complesso e vengo accolto dall’immancabile sorriso senza confini della bella inserviente, che si trova al desk.
Prontamente, mi consegna la guida in inglese e mi dimostra disponibilità, qualora avessi domande da farle a proposito di ciò che vedrò. Tanta gentilezza e tanta bella fanciulla…cominciamo bene Alessandro!

Entriamo nella prima sala.

La penisola coreana si trova alla punta nordest del continente euroasiatico tra il 33° ed il 43° la latitudine nord ed il 124° ed il 132° longitudine est. Confina con la Cina e Russia ed è situata di fronte al Giappone. Ha circa 50.000.000 di abitanti, distribuiti in 220.572 km. quadrati. S’inizia con l’esposizione della carta moneta, gli won, per poi parlare di Seul, la capitale.

La moneta coreana: gli won

Nel diciottesimo secolo a.C., il regno di Baekje stabilì la capitale in Wiryeseong, la moderna Seoul, che diventò, dall’inizio della dinastia Joseon, la sede del governo monarchico. Dalla dinastia Joseon ad oggi, Seoul è stato il centro politico, economico, amministrativo e culturale della nazione coreana. Nel 1988, ha ospitato i Giochi olimpici e. nel 2002, il Campionato del mondo di Calcio. La capitale è, altresì, considerata l’icona del “miracolo del fiume Han”, perché da Seul è partita la spinta per la ricostruzione del Paese, che a partire dalla fine della Guerra di Corea, ha portato, oggi, ad essere uno delle nazioni più industrializzate del mondo. E’ la città, che detiene il maggior numero dei Musei della nazione ed anche ha molti siti archeologici patrimonio dell’Unesco.

Conclusa la visita al primo piano, mi reco al secondo piano, salendo una scala, dove è anche indicato dove “mettere i piedi”.

Attenzione a dove si mettono i piedi!

Al secondo piano, due saranno le sale da visitare. La prima ha carattere politico, infatti sono ospitate le foto dei Presidenti della Repubblica a cominciare da Rhee Syng Man (1948 – 1960).

Il periodo della sua presidenza fu segnato dalle vicende della Guerra Fredda, che scatenarono forti tensioni nella penisola coreana. Mosso da una fede fortemente anti-comunista, Rhee guidò la Corea del Sud nel travagliato periodo della Guerra di Corea.

In gioventù divenne un attivista della lotta nazionalista contro il dominio giapponese e, per questo, fu arrestato nel 1897, per aver partecipato ad una dimostrazione contro la monarchia e venne rilasciato solo nel 1904, anno in cui abbandonò la Corea, per emigrare negli Stati Uniti. Qui conseguì gli studi sia alla George Washington University che alla Princeton University e fu enormemente influenzato e forgiato dalla cultura occidentale.

Nel 1910 Rhee fece ritorno in Corea, che, nel frattempo, era stata annessa dal Giappone. Ben presto il suo attivismo nazionalistico attirò le malevoli attenzioni dell'esercito d'occupazione nipponico, costringendolo a fuggire in Cina.

Dopo la liberazione della Corea dal dominio giapponese, Rhee fece ritorno a Seul e fu così che, nel 1945, venne eletto presidente del governo provvisorio della Corea liberata.

Il 10 maggio 1948 Rhee venne eletto alla carica di primo Presidente della Corea del Sud grazie al consenso del parlamento coreano, sconfiggendo l'altro candidato, Kim Gu, ultimo presidente del Governo Provvisorio.

Sfruttando appieno i poteri della sua carica, Rhee cercò di rinforzare ancora di più il proprio controllo sul paese, e nel maggio del 1952, mentre il governo aveva ancora la sua sede provvisoria a Busan a causa del conflitto, Rhee per mezzo di emendamenti alla costituzione rese la presidenza una carica a elezione diretta.

La terza elezione alla presidenza di Rhee avvenne a seguito della morte improvvisa del suo avversario e, nel 1960, terminò anche il suo terzo mandato, ma a causa di pesanti manifestazioni di piazza, guidate dagli studenti, lo costrinsero a rassegnare le dimissioni il 28 aprile 1960.

Yun Bo Seon (1960 – 1962). Studiò nel Regno Unito presso l’Università di Edimburgo e tornò in Corea nel 1932. Ricoprì le cariche di: sindaco di Seul, ministro del Commercio e Presidente del Partito Democratico, prima di essere eletto Presidente.

Park Cheong Hee (1963 – 1979). E’ stato un generale dell’esercito sudcoreano e terzo primo ministro. Prese il potere nel 1961 con un colpo di stato e governò come un uomo forte non eletto, fino alla sua elezione formale come presidente nel 1963, incarico che mantenne per 16 anni, fino al suo assassinio il 26 ottobre 1979.

Park è ancora oggi ricordato per essere stato l’artefice dell'industrializzazione e della rapida crescita economica della Corea del Sud. Nonostante ciò, rimane una figura controversa nella storia della Corea del Sud a causa del suo modo dittatoriale di governare il paese, in particolare dopo il 1971.

Quando salì al potere nel 1961, il reddito pro capite della Corea del Sud era di 72 dollari. La Corea del Nord era la maggiore potenza economica e militare della penisola, grazie anche alla grande quantità di aiuti economici, tecnici e finanziari, ricevuti dai paesi del blocco comunista come l' Unione Sovietica, la Germania orientale e la Polonia.

Per risollevare la disastrata economia, normalizzò i rapporti con il Giappone, nonostante le ferite di una colonizzazione fossero ancora aperte. Decise la partecipazione dell’esercito sudcoreano nella guerra del Vietnam, per migliorare, anche, le relazioni con gli Stati Uniti, portano, nello stesso tempo, la nazione in una collocazione internazionale migliore.

Eletto per la terza volta presidente, dichiarò lo “stato di emergenza” a causa di “realtà pericolose della situazione internazionale e nell’ottobre 1972, sciolse il parlamento e sospese la Costituzione.

Il 16 ottobre 1979, manifestazioni studentesche chiedono la fine della dittatura; l'agitazione crescente della popolazione portò, come grave conseguenza, all’assassinio di Park Chung Hee.
Sua figlia, oggi, è un importante personaggio politico.

Choi Kyu Hah (1979 – 1980). Dopo l'assassinio di Park Chung-hee nel 1979, l'allora primo ministro Choi divenne presidente ad interim.

A causa dei disordini, derivanti da regime autoritario di Park, Choi promise elezioni democratiche ed una nuova costituzione. Choi vinse le elezioni nel dicembre dello stesso anno.

Nel dicembre del 1979, il generale Chun Doo-hwan con alcuni militari, compirono un nuovo colpo di stato contro il governo Choi, dichiarando la legge marziale e diventando, di fatto, il sovrano del Paese. Tornarono gli studenti in piazza e Choi fu costretto a dimettersi ed il primo ministro Park Chung Hoon divenne presidente facente funzione fino all'elezione del nuovo presidente.

Chun Doo Hwan (1980 – 1988) fu generale dell’esercito e Presidente della Repubblica.
 Nel dicembre del 1958 Chun sposò Lee Soon Ja, figlia del generale coreano in pensione Lee Kyudong, amico personale del presidente Park Chung-hee. Nel 1959 Chun fu inviato negli Stati uniti per un periodo di addestramento di cinque mesi in guerra psicologica presso il campo militare di Fort Black in Carolina del Nord.

Allo scoppio della rivoluzione d'Aprile il 19 aprile 1960, Chun era presente ad Okinawa, mentre partecipava come membro delle forze speciali alle grandi manovre congiunte tra Stati uniti e Corea. Quando il 16 maggio 1961 il generale Park Chung Hee rovesciò il governo, Chun diede il suo appoggio, collaborando al colpo di Stato e guidando i cadetti dell'accademia militare in marcia su Seul, per affiancare la rivolta. Da questo momento in poi l'ascesa al potere di Chun divenne molto più rapida, nel 1963, con il ripristino della normalità Chun divenne responsabile dei servizi di intelligence coreani e nel 1966 vice comandante delle forze speciali paracadutisti. Nel novembre 1969 venne nominato colonnello e assegnato al Quartier Generale dell'Esercito coreano e nel 1970 fu inviato come volontario in qualità di comandante del 29º Reggimento dell'esercito coreano durante la guerra del Vietnam.

Roh Tae Woo (1988 – 1993), generale dell’aviazione e Presidente della Repubblica. Organizzò i giochi olimpici del 1988. Nel giugno 1987, Chun chiamò Roh come candidato presidenziale ed egli promise un ampio programma di riforme. Primo fra tutti una nuova costituzione più democratica e l'elezione popolare del presidente.

Kim Young Sam (1993 – 1998) è stato il 14 ° presidente della Corea del Sud. Dal 1961, ha trascorsoquasi 30 anni come uno dei leader dell'opposizione della Corea del Sud, e uno dei rivali più potenti ai regimi autoritari di Park Chung-hee e Chun Doo-hwan.

Kim è stato il primo civile a ricoprire la carica di Presidenti, dopo più di 30 anni di generali. Ha presieduto una massiccia campagna anti-corruzione, fece arrestare due suoi predecessori ed inaugurò una nuova politica di internazionale.

Kim Dae Jung (1998 – 2003) è stato il quindicesimo presidente della Corea del Sud, premio Nobel per la pace nel 2000.

Convinto sostenitore della democrazia nel suo Paese dagli anni cinquanta, è stato un accanito oppositore prima del regime di Syngman Rhee e poi del generale Park Chung-hee.

Sfuggito a numerosi attentati, nel 1961, dopo la caduta del governo di Syngman Rhee, è stato eletto membro dell'Assemblea nazionale e nel 1971, in qualità di rappresentante del Partito democratico coreano e avversario del generale Park Chung-hee, si è presentato alle elezioni presidenziali, ottenendo solo il 40% dei voti.

Arrestato più volte negli anni settanta dai servizi segreti sudcoreani, nel 1980, dopo il golpe del generale Chun Doo Hwan, è stato condannato a morte come responsabile della rivolta esplosa nella sua provincia natale. Commutata la pena in vent'anni di carcere, nel 1982 Dae-Jung è stato trasferito negli Stati Uniti per cure mediche, dove è rimasto come esule per tre anni e portavoce della democrazia sudcoreana.

Convinto che ormai la dittatura di Chun Doo Hwan stesse per finire, nonostante il rischio di un nuovo arresto ha fatto ritorno in Corea, dove al fianco dell'amico e poi suo avversario, Kim Young-sam, ha guidato dal 1986 al 1987 le sollevazioni popolari che hanno portato alla caduta del regime.

Dopo essersi presentato prima alle elezioni presidenziali del 1987 e poi del 1992, vinte dai suoi avversari, alleati ancora con i rappresentanti del vecchio regime, nel 1997 viene eletto presidente della Corea del Sud, risollevando il Paese dalla crisi finanziaria con la scelta della politica liberistica del Fondo Monetario Internazionale. Avviata nel 2000 anche una politica di riconciliazione con la Corea del Nord, nello stesso anno Dae-Jung ha ricevuto il Nobel per la pace, per il suo lavoro a favore della democrazia e dei diritti umani nella Corea del Sud e in generale in Asia.

Roo Moo Hyun (2003 – 2008), sedicesimo presidente della Corea del Sud. Prima di entrare in politica, Roh era un avvocato dei diritti umani.

La sua carriera politica è stata segnata dal tentativo di sopraffare il regionalismo, che stava prendendo sempre maggiore importanza all'interno della vita politica della Corea del Sud, culminando poi con la sua elezione alla presidenza. Il bisogno di un riformista liberale e la presenza di un partito anti-Americano spianarono la strada alla vittoria di Roh.

Fra le più importanti mosse politiche di Roh troviamo l'impopolare decisione di mandare truppe coreane in Iraq, un tentativo fallito di spostare la capitale da Seoul alla regione di Chungcheong, e un'offerta di formare una grande coalizione con il partito conservatore Hannara (traducibile in: Grande Partito Nazionale) che fu aspramente criticata. L'impopolarità di Roh è stata alimentata anche dalle sue politiche nei confronti della Corea del Nord, che è fonte di varie discussioni, specialmente in seguito al test nucleare della Corea del Nord.

Il 23 maggio 2009, forse a causa delle indagini per corruzione che si stavano portando avanti contro di lui, viene trovato morto probabilmente per suicidio.

Terminato il doveroso omaggio ai Presidenti della Corea del Sud, in un pannello gli autografi d’importanti Capi di Stato e Primi Ministri esteri, che sono stati in visita, a cominciare dal nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano;

Il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
 il primo ministro inglese, David Cameron;

Il primo ministro inglese, David Cameron
la cancelliera Angela Merkel

La cancelliera tedesca Angela Merkel
e, per concludere, il Presidente USA Obama.

Il presidente degli USA Barack Obama

Nell’ultima sala espositiva, c’è la riproduzione del tavolo, che ha ospitato il G20 nel 2010.
La riproduzione del tavolo, che ha ospitato il G 20 del 2010

Terminato il giro, sono uscito sull’ampio balcone, per una foto ricordo della Casa Azzurra.
La "Casa Azzurra" sede del Primo ministro sudcoreano

lunedì 17 settembre 2012

16 Settembre 2012. Visita al “Lotte World Folk Museum”

Oggi, nel tardo pomeriggio, mi sono recato al “Lotte World Folk Museum”, che si trova all’interno del Lotte Department store.
Appena arrivato all'ingresso dell'Hotel, ho chiesto lumi, perché il complesso è davvero impressionante per la grandezza, inglobando: un hotel (appunto), il più grande parco giochi del mondo, un immenso centro commerciale, un duty free, una serie infinita di ristoranti, un lago artificiale all’esterno, una pista di pattinaggio su ghiaccio.
Insomma, c’è tutto, per non trovare quello che si cerca!
Fortunatamente, ho trovato la persona giusto, che mi ha indicato la via da seguire, altrimenti mi sarei perso tra centro commerciale, supermercato e sarei stato, forse. risucchiato da un gruppo di liceali e portato, a viva forza, all'interno del parco giochi, per provare il giro della morte a testa in giù e gambe in aria.

L’ingresso per il Museo si trova al terzo piano e l’ascensore è di fronte all’ingresso al “Lotte World” (il famigerato, mostruso parco giochi).

L'ingresso del Museo

Ai lati dell’ingresso, i Quattro Deva, modellati su quelli presenti nel monastero di Yongsan.
Nella religione buddhista, i quattro Deva si trovano su ciascun lato del monte Sumera, per custodire i quattro punti cardinali, proteggono la Verità, premiano il bene e puniscono il male.

I Deva
L'altra coppia di Deva

Inoltriamo, ora, a ritroso nella storia, cominciando dalla preistoria.

“Ehi! Dino calma! E’ vero che sono straniero, ma vengo in pace!”.

Nella prima sala, un mastodontico Tyrannosaurus Rex mi fa sentire la sua voce. Visse nel periodo “Cretaceo” e, forse, scomparse circa sessantacinque milioni di anni fa; era alto tra i dodici ed i quindici metri e pesa circa 6 tonnellate.

Il Tyrannosaurus Rex

L’evoluzione della razza umana. Il primo uomo apparve circa tre milioni di anni fa e viveva nella foresta o sugli alberi, per salvarsi dai grandi predatori.
L’Australopithecus è il nome del più antico uomo, che conosciamo. L’uomo “Deokcheon” visse centomila anni fa nella penisola coreana, quando l’uomo di Neanderthal viveva in Occidente; mentre trentamila anni fa, il “Mandal”, il “Songnisan”, il “Sangsi” erano contemporanei dell’occidentale Cromagnon.

L'uomo "Deokcheon"

Andare a caccia duecentomila anni fa. Durante l’era Paleolitica, l’uomo si nutriva di frutta e radici e cacciava animali selvatici e si dedicò poi alla pesca.

La caccia

L’uomo delle caverne circa trentamila anni fa. Nell’era Paleolitica, l’uomo era, nomade; a causa della stagione fredda, per ripararsi dalle intemperie, cercò allora rifugio nelle grotte. Al di fuori di esse, gli uomini cacciavano, all’interno invece si svolgeva la “normale vita domestica” di trentamila anni fa! (la sera, davanti al televisore a vedere "Amici" di Maria De Filippi? "Attento al tirannosauro, quando vai a scuola!" avrà gridato la mamma al figlio.)
La "casa" dell'uomo circa trentamila anni fa (mese più, mese meno)

Voliamo nel tempo e fermiamoci, per un istante, a duemila anni fa, quando l’uomo iniziò a vivere nelle capanne.
Nel periodo Neolitico, l’uomo viveva nelle capanne, usava l’argilla, per pavimentare il suo appartamento (che poteva contenere fino a cinque persone) ed, invece di un bel tappeto persiano, stendeva delle pelli di animali o della paglia.

Una casa più elegante: la capanna (e due cuori?)
Nel centro della stanza, l’occorrente, per preparare il cibo ed, al momento buono, usava i fornelli come riscaldamento.
La porta d’ingresso (avrà usato, anche lui, la porta blindata come noi, magari qualche dinosauro poteva bussargli…) era posta a sud, per consentire alla luce del sole di riscaldare maggiormente l’ambiente. La cantina, cui riserviamo uno spazio lontano dall’abitazione, era posizionata vicino all’ingresso: una bella e grande fossa, per contenere gli alimenti da consumare in futuro.

Ora occupiamoci de Tre grandi Regni, cominciando con il Periodo Koguryo.
Il mulino
La prima riproduzione è un murale, che si trova in una tomba antica nella città di Anak. E’ un mulino, che serve, per macinare il grano.

Sempre nella stessa tomba, in un altro murale, tre donne cucinano, usando del fuoco.


Donne cucinano, usando del fuoco: "Stasera si mangiano piatti caldi!"
 Infine, la riproduzione della tomba numero 3 del IV secolo a.C.

La riproduzione della tomba numero 3 del IV secolo a.C.

In un altro plastico, la riproduzione della scena di caccia, presente sulla parete occidentale della camera di “Muyongchong”.

Ci spostiamo nel periodo Baekje (18 a.C. – 660 d. C.).

S’inizia con una casa di persone comuni. Mentre l’uomo sta portando dell’acqua, che ha prelevato dal pozzo, una donna sbuccia dei fagioli.


Scena di vita domestica
Nella casa di signori altolocati, invece, nella camera troneggia un bel letto e la cucina è adorna di utili strumenti, per cucinare.

L'interno di una casa di signori altolocati.


Il periodo Gaya (42 a.C. – 562 d.C.). Ci riferiamo ai sei stati tribali, che si stabilirono sulla costa meridionale della penisola coreana nel 42 d.C. ad opera del leggendario Re Suro. In mostra, dei preziosissimi reperti, che furono trovati all’interno di una tomba.

Dei reperti archeologici trovati all'interno di una tomba.

Il periodo Shilla.  Si può vedere la riproduzione di una casa conosciuta come “casa coperta di ghiaia”; il tetto è fatto di cotto. Stiamo osservando (non visti) la mamma e la propria figlia, intente a macinare dei fagioli, usando una pietra.

Mamma e figlia macinano fagioli

L’immagine di un uomo, che produce un tappetino, usando diversi strumenti.

La produzione di un tappeto

Incontriamo un importante personaggio, vissuto durante l’epoca Shilla, inventore dello strumento musicale Gayagum (che sta suonando): è il musicista Uruk, il quale sta suonando lo strumento di sua invenzione, mentre una leggiadra fanciulla danza, attorniata dagli aristocratici padroni di casa.

Il Maestro Uruk

La riproduzione della statua del Buddha, che si trova all’interno di una grotta.

Il Buddha
Ora facciamo molta attenzione e stiamo attenti al protocollo, perché ci troviamo davanti alla leggendaria regina Sondok (634 – 648 a. C.).
La regina Sondok

Periodo Koryo (918 – 1392) Siccome all’epoca non esisteva ancora il ferro da stiro, ma, quando l’uomo doveva recarsi all’ufficio, necessitava d’indossare il prammatico “giacca e cravatta”. Come era possibile, allora, indossare dei pantaloni con la piega perfetta? Facile: battendo i pantaloni con un bastone, il “Dadeumjil”.

Il ferro da stiro dell'epoca: il "Daduemjil"

Sulla destra Amitabha! Che garantisce la felicità vivente e promette la reincarnazione dopo la morte sulla terra della purezza in Occidente.

Amitabha

Verso la fine dell’era Goryeo, Moon Ik Jeum, importò, segretamente, dalla Cina del cotone, nascondendolo dentro una pennello. Da lì, iniziò l’uso del cotone nel confezionare vestiti .

Il Tripitaka. Il regno Goryeo, ebbe a subire le invasioni da parte degli agguerriti Mongoli, per assicurarsi, così, protezione “celeste” e respingere, quindi, i violenti invasori, il Regno intraprese il gigantesco progetto di pubblicare l’intero Canone delle scritture buddhiste. Il canone “Tripitaka Koreana” è composto da più di ottantamila blocchi di legno, conservati nel tempio Heainsa della città di Hapch’on. Moltissime le persone impiegate nella realizzazione: soprattutto falegnami ed incisori.

Artigiani intenti a produrre il "Canone Triptaka"

Il periodo Chosun (1392 – 1910)  Iniziamo con la riproduzione del padiglione, costruito nel primo regno di Re Chongjo (1777).

La porta principale del palazzo Kongbokkung fu costruita, durante il regno di Re Taejo. Il governo giapponese distrusse questa porta e, solo nel 1968, fu nuovamente ricostruita in cemento.

La visita termina con una serie di plastici: i festeggiamenti del primo anno d’età, dei coltivatori di riso intenti all’opera, i riti, che officiavano tutti gli uomini del villaggio, per attirare la buona sorte, la festa per il compleanno del Buddha, un altro appuntamento importantissimo per la famiglia, era, quando un suo membro, festeggiava il sessantesimo anno d’età, un piacevole e forse chiassoso mercato chiude questa bella cavalcata nel tempo!


Questa sera, nonostante le condizioni meteo avverse (piove ininterrotamente dalle prime luci dell'alba), sono andato a passeggiare presso il fiume Han.
I sentieri erano deserti.
Sono stato in compagnia del rumore dei miei passi, del ticchettio della pioggia, del vento e del fiume, la cui acqua impetuosa, inarrestabile scorreva violentemente al mio lato.

Mi è tornato alla mente un episodio di tanti, tanti anni fa. 
Avevo, forse, 7 o 8 anni e i due lunghi mesi estivi li trascorrevo in compagnia dei miei carissimi nonni paterni nel paese natale di mio nonno: Intermesoli, che si trova alle pendici del Gran Sasso, nella tanto amata terra d'Abruzzo.
Era, davvero un paese incantato, come quello che, tante volte, abbiamo letto nelle favole.
Sulla piazza principale (ed anche l'unica piazza del paese) la Chiesa, ai cui riti domenicali tutto il paese era obbligato a partecipare (compreso il sottoscritto, che non ne aveva voglia); delle stradine strette o sarebbe meglio chiamarle mulattiere percorrevano l'intero paese, ai cui margini erano state tirate su delle case, alcune delle quali molto antiche e un poco malandate. 
La casa dei miei nonni, invece, era una villetta bianca di due piani; bellissima.
Il bell'ingresso con camino sulla destra divideva una camera da letto dalla cucina, regno di mia nonna, cuoca eccezionale (il sapore del suo pollo al forno è, tutt'oggi, insuperabile!).
Attraverso una scala, scomoda per un bambino di 7 anni, si procedeva verso il secondo piano: un piccolo bagno, sulla sinistra la camera da letto dei miei nonni con un bellissimo terrazzo e, sulla destra, la cameretta dove dormivo io.

Spesso mio nonno mi conduceva con sé "in montagna".
Quando la sera, mi avvisava che l'indomani ci saremmo recati "in montagna", per me iniziava la notte più bella della mia vita, in attesa del grande giorno.
Mi preoccupavo di ricordare a mia nonna il tipo di vestiti da indossare (come se mia nonna non sapesse nulla...) e ponevo a mio nonno mille domande a proposito di quello che avremmo fatto la mattina dopo.
Ci alzavamo verso l'alba, per tornare prima che il sole fosse troppo alto.
Una volta, ci prese una tipica pioggerella estiva.
Davanti agli occhi di un bambino, quella innocua pioggerella era un tornado, un uragano!
A gran voce, chiesi a mio nonno cosa fare? Dove ripararci (non avevamo con noi l'ombrello), per non buscare qualche brutto malanno, che avrebbe fatto inquietare (e non poco) mia nonna?
Mio nonno mi guardò con i suoi occhi di un celeste intenso, come il cielo del mare di fine estate, e con la voce più rassicurante del mondo, mentre la pioggia iniziava a bagnare le nostre teste ed i nostri vestiti, m'insegnò che l'acqua non è una nemica.
L'acqua fa cresce le piante, che ci donano i frutti, che mangeremo. 

"Non aver paura dell'acqua, ringrazia Dio, ogni volta che piove", mi sussurrò all'orecchio e mi regalò un sorriso, che custodisco, gelosamente, nel mio cuore.

Così, ho abbassato l'ombrello e la pioggia ha iniziato a bagnarmi la testa, i vestiti, come quella mattina di tanti anni fa. 
Ho immaginato, solo per un attimo, di avere mio nonno vicino, che con le sue grandi mani, le sue braccia forti e possenti, mi proteggevano, mi rassicuravano, mi aiutavano, quando ero colpito dalla stanchezza, dalla tristezza (anche i bambini, a volte, sono tristi), dallo scoraggiamento o (peggio) ero in vena di capricci.  
Ho guardato in cielo e l'ho immaginato lì, sopra una nuvola bianca, che mi sorrideva e continua a proteggermi nel lungo, meraviglioso cammino della mia vita.

domenica 16 settembre 2012

15 settembre 2012. Visita al Gyungin Art Hall

La zona di Insadong è uno dei posti più frequentati dagli stranieri, perché si trovano tanti negozi, che vendono souvenir a poco prezzo, diverse gallerie d’arte, alcuni piccoli, ma interessantissimi musei e poi la solita cornice di ristoranti, alcuni dei quali offrono l’opportunità di degustare cucine internazionali, tra cui l’immancabile cucina italiana!
Questa zona è assai collegata bene dalla metropolitana e, soprattutto nel fine settimana, le viuzze si riempiono di tanta gente: stranieri senz’altro, ma anche molti coreani e soprattutto giovani. Non è certo il luogo ideale per chi volesse trovare un poco di calma e riposo: lo sconsiglio vivamente.
E’ molto facile perdersi, perché c’è una sola via principale ed un nugolo di vie così strette, che è quasi impossibile camminare al fianco di un'altra persona.
Così, dovendo andare alla ricerca dell’ennesimo museo perduto, sono andato direttamente al Centro informazioni, per chiedere lumi.
E’ una bella casetta in legno, con spazi molto ampi; appena entro l’addetta mi chiede di aspettare qualche attimo, infatti noto che si sta occupando di due stranieri, che cercano d’indossare dei costumi tradizionali coreani. Sono molto giovani e, sembrano, divertiti, anche se l’operazione non è poi così facile.
L’addetta sorride, ma si vede che suda!
E quanto suda!
I due stranieri sembrano collaborare a sprazzi; sono più che altro divertiti ed attratti dalla stoffa, dai colori, dal taglio dei vestiti.
Finalmente, l’operazione – vestito termina e, mentre la coppia si scatena, scattando tante fotografie, l’addetta viene verso me. Si scusa immediatamente per avermi fatto aspettare. Non è stato, poi, così lungo il tempo d’attesa e, tutto sommato, ho fatto da spettatore alla vestizione di poco prima, quindi non mi sono certo annoiato.
Le chiedo, dove si trova il Gyungin Art Hall; lei prende la cartina e la svolge sul tavolo, quindi con un grosso pennarello rosa m’indica la posizione del centro informazioni e la strada, poi, da percorrere, per raggiungere la mia meta. La ringrazio; mi sorride e mi consegna l’indispensabile mappa, mentre i due stranieri continuano nel servizio fotografico.

Di gente, oggi, ce n’è molta, anzi troppa!
Bisogna far attenzione, per non pestare i piedi del prossimo e perché il prossimo non pesti i miei di piedi. Comunque, il centro è davvero vicino, pochi passi e arrivo.
Dovrò dirigermi verso la via principale (Insadong Il) ed, attraversata la “barriera umana” girare ad Insadong 11 gil.
Tantissimi negozi di souvenir, tanti clienti in cerca dell’affare e tanti venditori a venderti di tutto, anche e soprattutto quello che non occorre.

Arrivato all’Art center, intanto mi trovo davanti una gradita sorpresa.
Non ci troviamo di fronte ad un grattacielo di mille piani, ma davanti ad una ricostruzione di un piccolo villaggio tradizionale.
Insomma, poche stanze, che fanno cornice ad un piccolo giardino, invaso da bambini vocianti e scalmanati, che giocano, corrono, ridono, gridano, trasformando il Centro in un asilo nido.

Entro nella prima sala, che presenta l’esposizione di quadri di più artisti: il tema è la natura.
Valli innevate, un prato primaverile dal bel colore verde intenso, dove l’erba è volutamente disegnata incolta. In un angolo delle litografie con ideogrammi cinesi ed un bellissimo quadro (quello che più mi ha colpito), dove, su uno sfondo bianco, un esile ramo accoglie cinque passerotti.

La sesta sala raccoglie la personale di Yun Jeong Im.
Tanti quadri di diverse dimensioni con svariati soggetti; un quadro riproduce la natura sconvolta da un forte vento. Tanti altre immagini di fiori dai più disparati colori; un albero spoglio, al cui tronco sono rimasti attaccati dei rami, che sono piegati verso terra in un paesaggio deserto.
Un bellissimo cielo azzurro fa da sfondo, invece, ad un albero, i cui rami sembrano congiungersi al cielo.
Una natura morta: un vaso arancione con della frutta vicino, un bicchiere di vino semipieno ed una bottiglia; verrebbe voglia di assaggiare, per sapere che tipo di vino sia stato usato!

Nella prima sala cambiamo decisamente ambientazione: bellissimi quadri raffiguranti il Buddha ed immagini simboliche del buddhismo.
Diversi gli artisti presenti con i propri lavori.
Il ritratto di uno dei quattro guardiani del tempio, che porta un pesante fardello.
 Una scultura interamente in legno: due mani che tengono stretto un fiore di loto.
Un ventaglio gigante interamente in legno con dei simboli buddhisti attaccati all’estremità.

La seconda sala è una personale di Song Jum Soon; rimango molto perplesso di fronte ai suoi lavori per me assolutamente inintelligibili; in questo caso, penso sia giusto astenersi dal giudicare.

L’ultima sala 5 accoglie lavori, il cui tema è la mela scolpita in legno, lavorata in ceramica oppure tante piccole mele di plastica attaccate all'interno di un quadro e per chiudere una farfalla, che ha aperto le ali e sta spiccando il volo verso il futuro, verso la libertà.

sabato 15 settembre 2012

14 Settembre 2012. Visita alla Mostra personale di Lee Bul presso il Artsonje center

Il centro Artsonje, fondato nel 1998, è un museo d'arte privato, che sostiene la corrente sperimentale dell'arte contemporanea. Anche se è, piuttosto, una realtà giovane, che ha appena celebrato il suo quinto anno di vita, le sue mostre internazionali di qualità sono stati oggetto di attenzione da parte di chi opera nel campo dell'arte e dal pubblico. Con un atteggiamento aperto, si attua la formula di sperimentare metodi espositivi: mostriamo l'arte da "qui e ora".

Il centro è alla ricerca di nuovi artisti, i quali si sono anche occupati di disegnare il parcheggio sotterraneo, hanno disegnato i murales del Bar, situato nella Hall. Il centro aiuta anche dei giovani artisti, proponendo loro uno spazio espositivo, cui poter esporre i lavori ed, allo stesso tempo, si propone di offrire uno stimolo realistico a chi ha intrapreso da poco la difficile strada dell’arte.

Un’ulteriore attività del Centro è quella d’introdurre degli artisti nazionali in gallerie internazionali e riviste d'arte internazionali.

Il Centro culturale, composto da quattro edifici multiplex annessi, compresi gli spazi espositivi, bar, ristorante, Artshop ed un piccolo teatro su sei piani d’altezza, è stato progettato dall'architetto Jong Sung Kim.

Al primo piano, c'è un ristorante, una caffetteria e un negozio d’arte, che offre un luogo di riposo per i visitatori. Il piccolo teatro situato al piano seminterrato (B1) è uno spazio multifunzionale, utilizzato per spettacoli, proiezioni cinematografiche, recital musicali e convegni.

Mi sono recato nella bella struttura museale, per vedere la “Personale” di una interessante artista coreano: Lee Bul. Lee Bul ha esposto i suoi lavori in diversi musei del mondo: Mori Art Museum di Tokyo, Foundation Cartier pour l’art contemporain di Parigi, Museum of Contemporany Art di Sidney, MAC Galeries Contemporainex des Musées de Marseille, New Museum of Contemporary Art di New York. Nel 1999, ha ricevuto un premio per il suo personale contributo dato alla sezione “Korean Pavillion” durante la 48° Biennale di Venezia.

Al pian terreno, ho ritirato il biglietto e l’interessante guida, per recarmi al secondo piano.
All’ingresso, una signorina ha chiesto il biglietto d’ingresso e mi ha fatto accomodare all’interno…di una costruzione di specchi dal soffitto bassissimo. Insomma, la prima opera d’arte la si vive totalmente, poiché bisogna fisicamente introdursi all’interno, piegare molto la schiena, per evitare d’incornare il soffitto e, tenendo gli occhi ben aperti, si ha la propria immagine riflessa per un’infinità di volte. All’uscita del breve, originale ingresso, una sala molto grande con delle tende nere e due opere d’arte davvero, anch’esse, molto strane. Mi avvicino alla prima scultura (si dovrebbe chiamare come?): un labirinto di specchi con due ingressi.


Io all'interno del primo lavoro: il labirinto di specchi

Il labirinto di specchi dall'esterno
Provo ad entrare dall’ingresso, che mi è più vicino. Specchi sopra la testa, davanti, dietro, ovunque. Gli specchi sono troppi, infatti non mi accorgo e vado addosso…a me stesso! Volevo dire, ad uno dei tanti specchi. L’ambiente è decisamente claustrofobico, perché oltretutto il passaggio è strettissimo e diventa imbarazzante la scena, quando incontro una ragazza, che mi viene incontro dalla parte opposta (almeno credo). Che faccio? Dove vado? Non posso, certo, urlare, mi prenderebbero per matto; oltretutto, se non parla inglese, come ci capiamo? Arriviamo ad un incrocio, ci sono due piccoli percorsi; mi fermo, in attesa che lei scelga il percorso migliore: passo da ottimo cavaliere! La ragazza gira alla sua sinistra, io a destra. Proseguo, alla ricerca della via d’uscita; ogni tanto cerco il “filo”, che qualche “Arianna” da Seul ha lasciato da qualche parte, ma non ce n’è traccia. Faccio attenzione a non scontrarmi e finalmente l’uscita! Ce l’ho fatta, senza neanche l’aiuto del “filo”, che bravo che sono! La delusione è fortissima, quando esco, perché mi accorgo di essere uscito dall’ingresso, cui ero entrato. Lascio stare il labirinto, non è per me. Di fronte, un’altra costruzione, ma meno pericolosa del labirinto. All’esterno del materiale plastificato riproduce il disegno della roccia, all’interno invece ancora porzioni di specchi attaccati alla parete.

Il secondo lavoro

 Vado al terzo piano e, dopo aver mostrato il biglietto, entro, anche qui, in uno spazio espositivo molto grande. Alla mia destra, la riproduzione di cani di diversi materiali come stoffa, carta, legno… Tutti hanno il corpo arcuato, gli occhi verso terra, forse, in cerca di qualcosa?

Quindi, la riproduzione in plastica di sagome di pesci dalle dimensioni enormi. Nel terzo spazio, osservo plastici di cantieri ancora non ben definiti nella forma. Sulla parete opposta, tanti quadri con figure geometriche, forse, avveniristiche? Nell'ultimo spazio la riproduzione del corpo umano. L’autore sembra che abbia aperto con le proprie mani la cassa toracica, per vedere, con la curiosità dello scienziato e dell’artista, di cosa è composto all’interno il corpo umano. Tantissimi giovani incuriositi ed interessati gremivano il museo. E’ arte? Solo i posteri potranno con sicurezza saperlo.

venerdì 14 settembre 2012

13 Settembre 2012. Pranzo al "Just steak" di Apgujeong

Questa mattina, scostando le tende della camera, ho dato un'occhiata al tempo: fortunatamente, non pioveva; ho alzato gli occhi verso il cielo. Era grigio, scuro, pesante, comunicava tristezza. Ho pensato che, forse, finalmente, l'autunno, seppur con qualche giorno d'anticipo, vuole irrompere e regalarci quella luce malinconica, che ingrigisce le giornate, rendendole cupe. Ho eseguito le mie cose al rallentatore, non avevo tanta voglia d'uscire ed, infatti, non sono andato, com'è mia consuetudine, al fiume Han: stamattina, niente camminata in mezzo al verde!

L'appuntamento era stato fissato ieri sera nella zona di Apgujeong, così, essendo quasi l'una, ne ho approfittato, per mangiare. 
Ho girato con calma, camminando per tante vie strette e poco frequentate, soprattutto da giovani. Poi, sono passato davanti ad una bisteccheria e ho deciso di entrare, per consumare il pranzo.
Una sola porta d'entrata ed una sola cameriera, che immediatamente mi accoglie, che pensa ad i sei tavoli, di cui è composta la sala. 

La sala
E' molto giovane, con un bel sorriso, che le scopre una dentatura perfetta, i capelli raccolti da un fermaglio e l'immancabile grembiule quasi fino ai piedi. 
Scelgo un tavolino, che si trova in prossimità delle finestre, che sono aperte.  Il cielo si è schiarito e quel brutto colore di stamattina è andato via, per permettere ad un azzurro limpido di dominare inconstrastato.  

Qualche minuto dopo di me, entra una coppia molto giovane.  Lei entra nel locale per prima e si dirige, immediatamente seguita dal suo ragazzo, al tavolo. Indossa una abitino bianco avorio, che le scopre le belle gambe; è magra e non tanto alta, anche se indossa delle scarpe con tacco...niente male! Il viso è ovale ed i lineamenti molto regolari, probabilmente c'è stato qualche intervento chirurgico, per cambiare il naso, che appare molto "occidentale", i capelli sono rosso fuoco. I suoi modi sono decisi. Lui, invece, denuncia qualche chilo di troppo (come lo capisco!). Indossa una maglia bianca con delle righe celesti molto fini. La pettinatura rivela l'uso abbondante di gel. Appena seduti, lei s'interessa del suo cellulare, da cui manda e riceve molti messaggi, mentre lui manifesta una certa insofferenza, ma a lei poco importa. Non mi sembra che stiano, almeno ora, in pace. Vorrano, forse, far pace davanti ad una bistecca? 

Vengo distratto da due altre clienti, che si trovano alla mia sinistra. L'una denuncia una pronunciata pinguedine; indossa cinque bracciali (uno non bastava?) al braccio destro, mentre il sinistro n'è privo. La sua amica ha un bellissimo fermaglio di una nota marca di abiti internazionale ed un abito un po' corto. L'atmosfera è decisamente rilassata.

Mentre osservo le due coppie, ho già ordinato la bistecca, che somiglierà alla "fiorentina", anche se l'origine è coreana. Vedo su un piccolo carrello l'olio De Cecco! Viva l'Italia! Almeno l'olio sarà buono.

Nell'attesa che arrivi l'ordinazione, una signora un po' avanti con gli anni, accosta la sua macchina al marciapiede, che si trova di fronte al piccolo ristorante e vi entra. Magrissima, ha degli jeans aderentissimi ed una maglia bianca. 
Un'automobile inizia a suonare il clackson, perché l'autovettura dell'ultima arrivata, chiaramente, ne ostruisce il passaggio.
La signora, anziché preoccuparsi di spostare l'automobile, avverte la giovane cameriera di attivare l'addetto del valet parking. 
La cameriera telefona ed avvisa l'addetto, che, dopo qualche attimo, arriva trafelato e si preoccupa di rimuovere il mezzo, che aveva intanto procurato una fila abbastanza importante. 
Intanto, l'atmosfera tra i due "innamorati" non cambia: mentre lei continua imperterrita a mandare e ricevere messaggi, lui, più volte, si passa la mano tra i capelli ingelatinati, gesto che tradisce un certo nervosismo.
Le due amiche, invece, chiacchierano, che sono una bellezza!  Hanno così tante cose da dirsi che non smettano di parlare! Si stanno, forse, raccontando vicendevolmente la loro vita?

La cameriera porta, insieme al suo bel sorriso, un'insalata, che divoro in pochi istanti.

L'insalata

 Del piatto del pane, preferisco, invece, far finta che non stia sul mio tavolo,
Poco dopo, vengo servito di un buon coltello, per tagliare la carne. Meno male! E' di quelli che tagliano, eccome. 
La carne arriva, portata su un piatto con, immediatamente sotto, un poggiapiatto riscaldato, così non sarò costretto ad ingerire carne fredda, che non è poi il massimo. 

La bistecca
E' buonissima davvero, molto succulenta. Il cuoco ha provveduto a tagliarla in piccoli bocconi, per permettere un assaggio migliore.  
Credo di aver scelto davvero bene.
Anche gli altri clienti hanno terminato il loro pranzo.  Chiedo velocemente il conto.  In Corea, il cameriere porta il conto, all'interno di un simpatico box, al tavolo del cliente, preleva il contante o la carte di credito ed effettua il pagamento o la transazione direttamente alla cassa.  Al termine dell'operazione, si ritorna in possesso della carta di credito, che il cameriere riconsegna, portandola sempre all'interno del solito box.  Di mance, non se ne lasciano!

Mi avvio all'uscita, seguito dai due fidanzati. Faccio qualche passo e vedo che vanno nella direzione opposta alla mia.  Lei qualche passo più avanti di lui, che sembrerebbe stia provando, forse per l'ultima volta, a far pace.  Ecco, lei si ferma e lo sta guardando; non conosco la reazione del fidanzato, di cui vedo solo le spalle. Lei gli sorride e gli offre la mano, lui non esita un attimo a prenderla tra la sua di mano e si avviano insieme. 

Anche io, spontaneamente, sorrido. 
La cucina a vista
Io all'interno del locale