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domenica 16 settembre 2012

15 settembre 2012. Visita al Gyungin Art Hall

La zona di Insadong è uno dei posti più frequentati dagli stranieri, perché si trovano tanti negozi, che vendono souvenir a poco prezzo, diverse gallerie d’arte, alcuni piccoli, ma interessantissimi musei e poi la solita cornice di ristoranti, alcuni dei quali offrono l’opportunità di degustare cucine internazionali, tra cui l’immancabile cucina italiana!
Questa zona è assai collegata bene dalla metropolitana e, soprattutto nel fine settimana, le viuzze si riempiono di tanta gente: stranieri senz’altro, ma anche molti coreani e soprattutto giovani. Non è certo il luogo ideale per chi volesse trovare un poco di calma e riposo: lo sconsiglio vivamente.
E’ molto facile perdersi, perché c’è una sola via principale ed un nugolo di vie così strette, che è quasi impossibile camminare al fianco di un'altra persona.
Così, dovendo andare alla ricerca dell’ennesimo museo perduto, sono andato direttamente al Centro informazioni, per chiedere lumi.
E’ una bella casetta in legno, con spazi molto ampi; appena entro l’addetta mi chiede di aspettare qualche attimo, infatti noto che si sta occupando di due stranieri, che cercano d’indossare dei costumi tradizionali coreani. Sono molto giovani e, sembrano, divertiti, anche se l’operazione non è poi così facile.
L’addetta sorride, ma si vede che suda!
E quanto suda!
I due stranieri sembrano collaborare a sprazzi; sono più che altro divertiti ed attratti dalla stoffa, dai colori, dal taglio dei vestiti.
Finalmente, l’operazione – vestito termina e, mentre la coppia si scatena, scattando tante fotografie, l’addetta viene verso me. Si scusa immediatamente per avermi fatto aspettare. Non è stato, poi, così lungo il tempo d’attesa e, tutto sommato, ho fatto da spettatore alla vestizione di poco prima, quindi non mi sono certo annoiato.
Le chiedo, dove si trova il Gyungin Art Hall; lei prende la cartina e la svolge sul tavolo, quindi con un grosso pennarello rosa m’indica la posizione del centro informazioni e la strada, poi, da percorrere, per raggiungere la mia meta. La ringrazio; mi sorride e mi consegna l’indispensabile mappa, mentre i due stranieri continuano nel servizio fotografico.

Di gente, oggi, ce n’è molta, anzi troppa!
Bisogna far attenzione, per non pestare i piedi del prossimo e perché il prossimo non pesti i miei di piedi. Comunque, il centro è davvero vicino, pochi passi e arrivo.
Dovrò dirigermi verso la via principale (Insadong Il) ed, attraversata la “barriera umana” girare ad Insadong 11 gil.
Tantissimi negozi di souvenir, tanti clienti in cerca dell’affare e tanti venditori a venderti di tutto, anche e soprattutto quello che non occorre.

Arrivato all’Art center, intanto mi trovo davanti una gradita sorpresa.
Non ci troviamo di fronte ad un grattacielo di mille piani, ma davanti ad una ricostruzione di un piccolo villaggio tradizionale.
Insomma, poche stanze, che fanno cornice ad un piccolo giardino, invaso da bambini vocianti e scalmanati, che giocano, corrono, ridono, gridano, trasformando il Centro in un asilo nido.

Entro nella prima sala, che presenta l’esposizione di quadri di più artisti: il tema è la natura.
Valli innevate, un prato primaverile dal bel colore verde intenso, dove l’erba è volutamente disegnata incolta. In un angolo delle litografie con ideogrammi cinesi ed un bellissimo quadro (quello che più mi ha colpito), dove, su uno sfondo bianco, un esile ramo accoglie cinque passerotti.

La sesta sala raccoglie la personale di Yun Jeong Im.
Tanti quadri di diverse dimensioni con svariati soggetti; un quadro riproduce la natura sconvolta da un forte vento. Tanti altre immagini di fiori dai più disparati colori; un albero spoglio, al cui tronco sono rimasti attaccati dei rami, che sono piegati verso terra in un paesaggio deserto.
Un bellissimo cielo azzurro fa da sfondo, invece, ad un albero, i cui rami sembrano congiungersi al cielo.
Una natura morta: un vaso arancione con della frutta vicino, un bicchiere di vino semipieno ed una bottiglia; verrebbe voglia di assaggiare, per sapere che tipo di vino sia stato usato!

Nella prima sala cambiamo decisamente ambientazione: bellissimi quadri raffiguranti il Buddha ed immagini simboliche del buddhismo.
Diversi gli artisti presenti con i propri lavori.
Il ritratto di uno dei quattro guardiani del tempio, che porta un pesante fardello.
 Una scultura interamente in legno: due mani che tengono stretto un fiore di loto.
Un ventaglio gigante interamente in legno con dei simboli buddhisti attaccati all’estremità.

La seconda sala è una personale di Song Jum Soon; rimango molto perplesso di fronte ai suoi lavori per me assolutamente inintelligibili; in questo caso, penso sia giusto astenersi dal giudicare.

L’ultima sala 5 accoglie lavori, il cui tema è la mela scolpita in legno, lavorata in ceramica oppure tante piccole mele di plastica attaccate all'interno di un quadro e per chiudere una farfalla, che ha aperto le ali e sta spiccando il volo verso il futuro, verso la libertà.

sabato 15 settembre 2012

14 Settembre 2012. Visita alla Mostra personale di Lee Bul presso il Artsonje center

Il centro Artsonje, fondato nel 1998, è un museo d'arte privato, che sostiene la corrente sperimentale dell'arte contemporanea. Anche se è, piuttosto, una realtà giovane, che ha appena celebrato il suo quinto anno di vita, le sue mostre internazionali di qualità sono stati oggetto di attenzione da parte di chi opera nel campo dell'arte e dal pubblico. Con un atteggiamento aperto, si attua la formula di sperimentare metodi espositivi: mostriamo l'arte da "qui e ora".

Il centro è alla ricerca di nuovi artisti, i quali si sono anche occupati di disegnare il parcheggio sotterraneo, hanno disegnato i murales del Bar, situato nella Hall. Il centro aiuta anche dei giovani artisti, proponendo loro uno spazio espositivo, cui poter esporre i lavori ed, allo stesso tempo, si propone di offrire uno stimolo realistico a chi ha intrapreso da poco la difficile strada dell’arte.

Un’ulteriore attività del Centro è quella d’introdurre degli artisti nazionali in gallerie internazionali e riviste d'arte internazionali.

Il Centro culturale, composto da quattro edifici multiplex annessi, compresi gli spazi espositivi, bar, ristorante, Artshop ed un piccolo teatro su sei piani d’altezza, è stato progettato dall'architetto Jong Sung Kim.

Al primo piano, c'è un ristorante, una caffetteria e un negozio d’arte, che offre un luogo di riposo per i visitatori. Il piccolo teatro situato al piano seminterrato (B1) è uno spazio multifunzionale, utilizzato per spettacoli, proiezioni cinematografiche, recital musicali e convegni.

Mi sono recato nella bella struttura museale, per vedere la “Personale” di una interessante artista coreano: Lee Bul. Lee Bul ha esposto i suoi lavori in diversi musei del mondo: Mori Art Museum di Tokyo, Foundation Cartier pour l’art contemporain di Parigi, Museum of Contemporany Art di Sidney, MAC Galeries Contemporainex des Musées de Marseille, New Museum of Contemporary Art di New York. Nel 1999, ha ricevuto un premio per il suo personale contributo dato alla sezione “Korean Pavillion” durante la 48° Biennale di Venezia.

Al pian terreno, ho ritirato il biglietto e l’interessante guida, per recarmi al secondo piano.
All’ingresso, una signorina ha chiesto il biglietto d’ingresso e mi ha fatto accomodare all’interno…di una costruzione di specchi dal soffitto bassissimo. Insomma, la prima opera d’arte la si vive totalmente, poiché bisogna fisicamente introdursi all’interno, piegare molto la schiena, per evitare d’incornare il soffitto e, tenendo gli occhi ben aperti, si ha la propria immagine riflessa per un’infinità di volte. All’uscita del breve, originale ingresso, una sala molto grande con delle tende nere e due opere d’arte davvero, anch’esse, molto strane. Mi avvicino alla prima scultura (si dovrebbe chiamare come?): un labirinto di specchi con due ingressi.


Io all'interno del primo lavoro: il labirinto di specchi

Il labirinto di specchi dall'esterno
Provo ad entrare dall’ingresso, che mi è più vicino. Specchi sopra la testa, davanti, dietro, ovunque. Gli specchi sono troppi, infatti non mi accorgo e vado addosso…a me stesso! Volevo dire, ad uno dei tanti specchi. L’ambiente è decisamente claustrofobico, perché oltretutto il passaggio è strettissimo e diventa imbarazzante la scena, quando incontro una ragazza, che mi viene incontro dalla parte opposta (almeno credo). Che faccio? Dove vado? Non posso, certo, urlare, mi prenderebbero per matto; oltretutto, se non parla inglese, come ci capiamo? Arriviamo ad un incrocio, ci sono due piccoli percorsi; mi fermo, in attesa che lei scelga il percorso migliore: passo da ottimo cavaliere! La ragazza gira alla sua sinistra, io a destra. Proseguo, alla ricerca della via d’uscita; ogni tanto cerco il “filo”, che qualche “Arianna” da Seul ha lasciato da qualche parte, ma non ce n’è traccia. Faccio attenzione a non scontrarmi e finalmente l’uscita! Ce l’ho fatta, senza neanche l’aiuto del “filo”, che bravo che sono! La delusione è fortissima, quando esco, perché mi accorgo di essere uscito dall’ingresso, cui ero entrato. Lascio stare il labirinto, non è per me. Di fronte, un’altra costruzione, ma meno pericolosa del labirinto. All’esterno del materiale plastificato riproduce il disegno della roccia, all’interno invece ancora porzioni di specchi attaccati alla parete.

Il secondo lavoro

 Vado al terzo piano e, dopo aver mostrato il biglietto, entro, anche qui, in uno spazio espositivo molto grande. Alla mia destra, la riproduzione di cani di diversi materiali come stoffa, carta, legno… Tutti hanno il corpo arcuato, gli occhi verso terra, forse, in cerca di qualcosa?

Quindi, la riproduzione in plastica di sagome di pesci dalle dimensioni enormi. Nel terzo spazio, osservo plastici di cantieri ancora non ben definiti nella forma. Sulla parete opposta, tanti quadri con figure geometriche, forse, avveniristiche? Nell'ultimo spazio la riproduzione del corpo umano. L’autore sembra che abbia aperto con le proprie mani la cassa toracica, per vedere, con la curiosità dello scienziato e dell’artista, di cosa è composto all’interno il corpo umano. Tantissimi giovani incuriositi ed interessati gremivano il museo. E’ arte? Solo i posteri potranno con sicurezza saperlo.

venerdì 14 settembre 2012

13 Settembre 2012. Pranzo al "Just steak" di Apgujeong

Questa mattina, scostando le tende della camera, ho dato un'occhiata al tempo: fortunatamente, non pioveva; ho alzato gli occhi verso il cielo. Era grigio, scuro, pesante, comunicava tristezza. Ho pensato che, forse, finalmente, l'autunno, seppur con qualche giorno d'anticipo, vuole irrompere e regalarci quella luce malinconica, che ingrigisce le giornate, rendendole cupe. Ho eseguito le mie cose al rallentatore, non avevo tanta voglia d'uscire ed, infatti, non sono andato, com'è mia consuetudine, al fiume Han: stamattina, niente camminata in mezzo al verde!

L'appuntamento era stato fissato ieri sera nella zona di Apgujeong, così, essendo quasi l'una, ne ho approfittato, per mangiare. 
Ho girato con calma, camminando per tante vie strette e poco frequentate, soprattutto da giovani. Poi, sono passato davanti ad una bisteccheria e ho deciso di entrare, per consumare il pranzo.
Una sola porta d'entrata ed una sola cameriera, che immediatamente mi accoglie, che pensa ad i sei tavoli, di cui è composta la sala. 

La sala
E' molto giovane, con un bel sorriso, che le scopre una dentatura perfetta, i capelli raccolti da un fermaglio e l'immancabile grembiule quasi fino ai piedi. 
Scelgo un tavolino, che si trova in prossimità delle finestre, che sono aperte.  Il cielo si è schiarito e quel brutto colore di stamattina è andato via, per permettere ad un azzurro limpido di dominare inconstrastato.  

Qualche minuto dopo di me, entra una coppia molto giovane.  Lei entra nel locale per prima e si dirige, immediatamente seguita dal suo ragazzo, al tavolo. Indossa una abitino bianco avorio, che le scopre le belle gambe; è magra e non tanto alta, anche se indossa delle scarpe con tacco...niente male! Il viso è ovale ed i lineamenti molto regolari, probabilmente c'è stato qualche intervento chirurgico, per cambiare il naso, che appare molto "occidentale", i capelli sono rosso fuoco. I suoi modi sono decisi. Lui, invece, denuncia qualche chilo di troppo (come lo capisco!). Indossa una maglia bianca con delle righe celesti molto fini. La pettinatura rivela l'uso abbondante di gel. Appena seduti, lei s'interessa del suo cellulare, da cui manda e riceve molti messaggi, mentre lui manifesta una certa insofferenza, ma a lei poco importa. Non mi sembra che stiano, almeno ora, in pace. Vorrano, forse, far pace davanti ad una bistecca? 

Vengo distratto da due altre clienti, che si trovano alla mia sinistra. L'una denuncia una pronunciata pinguedine; indossa cinque bracciali (uno non bastava?) al braccio destro, mentre il sinistro n'è privo. La sua amica ha un bellissimo fermaglio di una nota marca di abiti internazionale ed un abito un po' corto. L'atmosfera è decisamente rilassata.

Mentre osservo le due coppie, ho già ordinato la bistecca, che somiglierà alla "fiorentina", anche se l'origine è coreana. Vedo su un piccolo carrello l'olio De Cecco! Viva l'Italia! Almeno l'olio sarà buono.

Nell'attesa che arrivi l'ordinazione, una signora un po' avanti con gli anni, accosta la sua macchina al marciapiede, che si trova di fronte al piccolo ristorante e vi entra. Magrissima, ha degli jeans aderentissimi ed una maglia bianca. 
Un'automobile inizia a suonare il clackson, perché l'autovettura dell'ultima arrivata, chiaramente, ne ostruisce il passaggio.
La signora, anziché preoccuparsi di spostare l'automobile, avverte la giovane cameriera di attivare l'addetto del valet parking. 
La cameriera telefona ed avvisa l'addetto, che, dopo qualche attimo, arriva trafelato e si preoccupa di rimuovere il mezzo, che aveva intanto procurato una fila abbastanza importante. 
Intanto, l'atmosfera tra i due "innamorati" non cambia: mentre lei continua imperterrita a mandare e ricevere messaggi, lui, più volte, si passa la mano tra i capelli ingelatinati, gesto che tradisce un certo nervosismo.
Le due amiche, invece, chiacchierano, che sono una bellezza!  Hanno così tante cose da dirsi che non smettano di parlare! Si stanno, forse, raccontando vicendevolmente la loro vita?

La cameriera porta, insieme al suo bel sorriso, un'insalata, che divoro in pochi istanti.

L'insalata

 Del piatto del pane, preferisco, invece, far finta che non stia sul mio tavolo,
Poco dopo, vengo servito di un buon coltello, per tagliare la carne. Meno male! E' di quelli che tagliano, eccome. 
La carne arriva, portata su un piatto con, immediatamente sotto, un poggiapiatto riscaldato, così non sarò costretto ad ingerire carne fredda, che non è poi il massimo. 

La bistecca
E' buonissima davvero, molto succulenta. Il cuoco ha provveduto a tagliarla in piccoli bocconi, per permettere un assaggio migliore.  
Credo di aver scelto davvero bene.
Anche gli altri clienti hanno terminato il loro pranzo.  Chiedo velocemente il conto.  In Corea, il cameriere porta il conto, all'interno di un simpatico box, al tavolo del cliente, preleva il contante o la carte di credito ed effettua il pagamento o la transazione direttamente alla cassa.  Al termine dell'operazione, si ritorna in possesso della carta di credito, che il cameriere riconsegna, portandola sempre all'interno del solito box.  Di mance, non se ne lasciano!

Mi avvio all'uscita, seguito dai due fidanzati. Faccio qualche passo e vedo che vanno nella direzione opposta alla mia.  Lei qualche passo più avanti di lui, che sembrerebbe stia provando, forse per l'ultima volta, a far pace.  Ecco, lei si ferma e lo sta guardando; non conosco la reazione del fidanzato, di cui vedo solo le spalle. Lei gli sorride e gli offre la mano, lui non esita un attimo a prenderla tra la sua di mano e si avviano insieme. 

Anche io, spontaneamente, sorrido. 
La cucina a vista
Io all'interno del locale

mercoledì 12 settembre 2012

12 Settembre 2012. Pranzo al "Granum Dining Lounge" dell'Hotel Banyan Tree di Seul

Quest'oggi ho voluto provare un altro ristorante, assai pubblicizzato, che si trova all'interno del  lussuoso Banyan Tree di Seul.
L'albergo, in effetti, non si trova in una zona centrale e grazie, quindi, a questa collocazione "periferica" riserva un'oasi di tranquillità e serenità a colore che si affidano alle cure dei rinomati cuochi.

Come accade in tutti i grandi alberghi, molti sono i ristoranti presenti: l' "Oasis restaurant", le cui ordinazioni vengono consumate a bordo piscina; si può scegliere anche un simpatico barbecue.
"The Member Club's Restaurant", che offre deliziosi assaggi della cucina mediterranea, è possibile anche prenotare l'intero spazio in occasioni di compleanni o eventi particolari ed, infine, il ristorante da me scelto: "Granum Dining Lounge". Durante la mattinata, avviene qui il rito della colazione, mentre, durante il giorno, è possibile degustare piatti fusion.

Intanto, arrivando con l'automobile, l'ingresso è sulla sinistra.
Essendoci più ingressi, io, ovviamente, mi dirigo, senza tema alcuna, verso l'ingresso sbagliato. Fortunatamente, chiedo lumi e, prontamente, un inserviente mi indica, con estrema educazione, quale sarà l'ingresso, cui entrare. 
Consegnata l'autovettura all'addetto del valet parking, m'introduco nell'ingresso...giusto (stavolta), dove sono accolta da una bella signorina, fasciata nella sua bella divisa: la giacca, stretta in vita, è color panna, mentre la gonna, corta al ginocchio, è marrone chiaro. Devo notare, con estrema soddisfazione dei miei occhi, che la scelta del personale è anche basato sulla presenza. Le cameriere sono tutte molto magre e risultano più attraenti grazie alle loro divise, che indossano con grazia e garbo. Davvero queste orientali, troppo spesso, mi fanno girare la testa! Ahimè!
Il tavolo, in precedenza prenotato, si trova in fondo alla grande sala, sulla cui sinistra un bar con poche sedie, accoglie i clienti, che vorranno consumare dei superalcolici.

La sala

Il wine bar

La sala è abbastanza affollata.

Davanti al mio tavolo, diversi ragazzi armeggiano delle macchine fotografiche professionali e sfogliano riviste di moda.
Scommetto che quella ragazza così esile, fragile e quasi etera è una modella!
Dio santo, quanto è magra! Quasi quasi la invito a pranzo, per farla mangiare un poco.
Due occidentali, molto giovani, parlano fitto tra loro in attesa delle portate; lei ha una bellissima borsa di una nota marca francese, poggiata su una sedia; lui indossa il classico "giacca e cravatta" d'ordinanza.
Un altro tavolo è occupato da tre donne ed un uomo. Beato tra le donne, penserete? In verità, all'inizio l'ho pensato anch'io, poi, osservando con cura le signore..non mi sembra tanto beato. La meno giovane poi non smette mai di parlare: che sia un politico in cerca di voti?
Due coetanei orientali incravattati nei loro bei completi scuri, stanno prendendo il caffè ed accennano già ad alzarsi, liberando il tavolo, che, in pochi attimi, sarà riordinato da due velocissime cameriere.
Mentre osservavo, compiaciuto, la cameriera mi ha lasciato il Menù sul tavolo, in attesa di ricevere delle ordinazioni. 
Siccome, come già sapevo, si tratta di una cucina fusion, laddove la materia prima è generalmente d'importazione, mentre il condimento è locale, vado sul sicuro: carne Waygu, accompagnata da ragù di funghi, foie gras (ne vado pazzo!) con purè di mele.
La carbe Waygu, ragù di funghi, foie gras e purè di mele.
La scelta è davvero eccellente e devo dire che la quantità non lascia a desiderare...anzi!!
Buon appetito!  

martedì 11 settembre 2012

11 Settembre 2012. Pranzo a Bennigan's

Quest'oggi il sole splende magnificamene, rovesciando tanto caldo; è un tempo davvero strano.
Fino a pochi giorni fa, sembrava che l'autunno anticipasse il suo arrivo, oggi, invece, l'estate impazza.

Trovandomi ad Apgujeong ed andando alla ricerca di un ristorante da provare, ho scelto "Bennigan's", assai noto presso i giovani del luogo.
Questo locale si trova molto vicino al Cinema CGV, di cui ho parlato in qualche precedente post; è al secondo piano di uno stabile, che, al pian terreno, ospita un bar, che ha dei tavolini all'aperto, posti sotto dei grandi ombrelloni.
Entrando nella sala, sono stato accompagnato da un gentile cameriere, che mi ha cortesemente scortato al tavolo.
Sulla sinistra la cucina a vista quindi, un corridoio divide due file ben allineate di tavoli.

La cucina a vista
 Al termine del bancone della cucina, dove i camerieri prendono i piatti, per portarli fumanti agli affamati clienti, un ulteriore spazio, il cui lato è trasparente e permette di vedere ciò che accade fuori.

La sala

Come è consueto, ho scelto un Set menù.
Inizio con la zuppa di funghi (sarò ripetitivo ma la zuppa di funghi è davvero gustosissima).

La zuppa di funghi
Quindi "Montecristo": quattro sandwich al prosciutto cotto e formaggio, con una particolarità: la crosta del pane è ricoperta di zucchero a velo e marmellata! Già! Marmellata alla fragola e devo ammettere che, dopo i primi tentennamenti, "mi sono tappato il naso" e ho addentato l'ancor caldo e fragrante pane...che meraviglia! La marmellata, lo zucchero a velo stanno davvero bene con il prosciutto cotto ed il formaggio.
I "micidiali" Montecristo: una botta di calorie mostruosa!
Quando racconterò il tutto a mia madre, credo che rimarrà inorridita: come poter mischiare la marmellata con il resto?
E mia madre penserà:

"Povero figlio mio, chissà quanto sarà dimagrito in terra d'Oriente a mangiar cavoli fermentati, pesci semivivi, alghe e, adesso, anche la marmellata con il prosciutto! Appena, bello di mamma, torna a casa, lo invito a pranzo e lo rifocillo con un'ottima amatriciana, carciofi fritti, pollo con patate al forno e torta al cioccolato finale, caffè ed ammazzacaffè!".

Mia  madre è una persona buonissima e meravigliosa con un carattere forte e deciso, sempre allegra e spensierata, ottimista e piena di gioia di vivere e dalla simpatia davvero contagiosa. Io le voglio un gran bene, poiché, oltretutto, è una splendida ed impareggiabile cuoca, che supera, con i suoi piatti gustosissimi, anche le Tre Stelle Michelin!
Insomma, la cucina di mia madre è la miglior cucina, che si possa gustare.

Il pranzo è terminato con un caffè americano, che, essendo compreso nel prezzo...

10 Settembre 2012. "Pieta" di Kim Ki Duk

La vittoria della Coppa d'oro al "Festival del cinema di Venezia" di Kim Ki Duk, regista cult coreano, è stata riportata, con grande enfasi, sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali.
Il regista, poco amato in patria, da diversi anni riscuote successo e miete vittorie nei diversi festival internazionali, grazie ad una poetica estremamente personale e soggettiva in grado di colpire sempre non solo le Giurie, ma anche il pubblico di tutto il mondo.
Rispetto alla consueta e consolidata cinematografia coreana, Kim è un battitore libero, è fuori dal coro, è contro.
In passato, ho molto apprezzato "Primavera, Estate, Autunno, Inverno..." e "Ferro 3. La casa vuota". Il primo film è il racconto di una parabola buddhista nell'incanto della natura, mentre nel secondo la trama del film si snoda tra sogno e realtà, laddove alla fine non si sa dove termini l'uno ed inizi l'altro.
Kim ha dichiarato che, per mancanza di fondi, ha dovuto girare i suoi film in pochissimi giorni; conferma del fatto che, per realizzare un'opera d'arte non è la quantità, ma la qualità e del come s'impiega il tempo a disposizione. 

La proiezione del film è avvenuta all'interno di Megabox, che si trova nel centro commerciale Coex.
La sala della proiezione è la più piccola: appena 50 poltrone.
Dopo aver effettuato il pagamento del biglietto, mi dirigo verso il secondo piano e la sala si trova in fondo: è l'ultima. Noto all'interno diverse teste, imbiancate dal tempo e signore elegantemente vestite, qualche membro della leva giovanile prende posto, quando inizia la consueta dose massiccia di pubblicità. In generale l'età media degli spettatori, almeno per questo spettacolo, è medio alta.

Kim non ci mostra la Corea scintillante e sfavillante dei lussuosi centri commerciali, le luci dei mille grattacieli con i loro velocissimi ascensori. Non ci parla delle bellissime e civettuole signorine, che spesso si accompagnano a muscolosi giovanotti alla guida di macchinoni. No: i protagonisti, in questo splendido film, sono gli ultimi, i diseredati, gli sconfitti, le persone, alla cui finestra della camera da letto, i sogni non bussano più durante la notte.
Questi derelitti vivono in ambienti sporchi, degradati, inumani, dove neanche la luce del sole ha voglia di far sentire il suo calore; infatti in quei posti il cielo è sempre grigio, scuro, pesante, sembra rispecchiare fedelmente l'anima di questi sopravvissuti, che - magari - aspettano la morte e la considerano come l'estrema ed ultima liberazione da un vissuto orrendo ed implacabilmente terribile.
Tra questi derelitti, si aggira il protagonista maschile (Lee Jung-jin), un bruto, che riscuote crediti per gli usurai. Purtroppo, tante le persone, che non possono pagare il pesantissimo convenuto e, nonostante le implorazioni, agisce con una violenza inaudita, rendendoli storpi o, addirittura, amputa loro le mani.
Siccome la maggior parte dei disgraziati sono dei fabbri, che lavorano tutto il giorno all'interno di una botteguccia lerciosa, ecco che il delinquente usa gli stessi loro strumenti di lavoro, per deturparli o un orrendo coltellaccio, che porta sempre con sé, unico compagno di un vita, dedicata al male.
Egli non ha amici, non ha parenti, vive in uno squallido appartamento poveramente ammobiliato. La sua opera di "menomatore" continuerebbe per sempre, se, nel suo orizzonte, non apparisse, improvvisamente, come in un sogno, una donna (la, a tratti, struggente Cho Min Soo).

Chi è costei? Perché?
Perché bussa alla porta di questo criminale ed inizia a rassettargli la casa, a preparare il pranzo, ad accudire le sue poche cose?
Chi è costei?
Il bruto, che vive nel trionfo della sua amoralità, reagisce con la violenza; non vuol avere alcun contatto con quest'anima, che vorrebbe prendersi cura di lui. Arriva anche a violentarla!
Ella, dopo la violenza subita, dichiara di essere sua madre e gli chiede perdono, perché gli fece mancare l'affetto materno, perché non si prese mai cura di lui, perché non svolse, fino in fondo, il ruolo di mamma.

Avrebbe davvero, il protagonista maschile fatto l'amore con sua madre?

La vita da delinquente continua senza sosta, così come continuano le cure, sempre più pressanti, precise, puntuali, amorevoli di una mamma, che vorrebbe con la forza dell'amore, redimere la vita di un figlio, che ha perduto e che ora, dopo tanti anni, ha ritrovato, chissà per quale motivo.

Un poco alla volta, il bruto inizia a cambiare atteggiamento verso la ritrovata madre (?) tanto che si recano insieme ad un negozio del centro di Seul (ed è l'unica scena, in cui si vede lo sfavillare del lusso), per acquistare dei vestiti e degli occhiali.
Ci avviciniamo all'agghiacciante epilogo finale; un delirio di violenza sempre più selvaggia e terribile investe il protagonista, impegnato a colpire con inaudita cattiveria le sue sventurate vittime.
La redenzione, però, si avvicina.

In un gioco simbolico, sempre più coinvolgente, le vite dei due protagonisti sembrano legarsi indissolubilmentr, verso l'unica soluzione possibile. (Non sarò certo io a svelare l'incredibile colpo di scena finale).

La regia di Kim Ki Duk è tetra, oscura, ci presenta una Seul bagnata di pioggia, di disperazione, sporca, ambientazioni sporche, maleodoranti, abbandonate, una realtà, che sta miseramente crollando sotto i colpi della misera, una Seul, che annega, si ritorce su se stessa.
I poveri sventurati, rappresentanti di quel "sottoproletariato", tanto caro al grande Pier Paolo Pasolini, sono in balia di una forza terribile, che li schiaccia, li soffoca, li rende delle larve ed impotenti davanti ad un destino orrendo.

Ottima l'interpretazione maschile di Lee Jung Jin, un uomo senza umanità, i suoi occhi sono senza sguardi, le sue mani sono solo degli strumenti di morte ed in lui non c'è spazio per la "pietas".
Intensa, struggente, appassionatamente disperata Cho Min Soo (la madre?), sconvolgente nella scena, che più mi ha colpito, quando piange in preda ad un fortissimo dolore, che le sta dilaniando l'anima.

Il pubblico in sala commentava negativamente la visione di scene troppo "forti", dove la violenza non è filtrata, ma presentata "nuda e cruda", davanti agli occhi di chi guarda, come un terribile ammonimento a non commettere il male.
Qualcuno addirittura se n'è andato prima della fine.
A conclusione del film, la tensione era palpabile.

Questo film è davvero un pugno allo stomaco.


P.S. Ringrazio il mio fraterno amico Paolo (nome italiano di un cittadino coreano), senza il quale sarebbe stato impossibile scrivere questo Post.

lunedì 10 settembre 2012

9 Settembre 2012. Domenica in…”Museo delle cere”

Ricordo alcuni anni fa, quando la RAI inventò “Domenica in”, un programma – contenitore, che cercava di allietare (ed in molti casi ci riusciva pienamente) le lunghe domeniche pomeridiane.
Se non ricordo male, Corrado fu il primo presentatore.
Era una televisione completamente diversa da quella che, purtroppo, siamo costretti a vedere oggi; all’epoca i professionisti erano chiamati a condurre i programmi, oggi, invece, i professionisti sono allontanati dal mezzo televisivo (a parte qualche rarissima eccezione come Fiorello), per dar spazio a chi di televisione non ne sa nulla.
Non essendoci “Domenica in”, non essendoci più Corrado e – soprattutto – stando a Seul, dove neanche arriva il segnale di Rai International, ho deciso di trascorrere parte del pomeriggio al “Museo delle cere”; che si trova al 63° Building.
Dovrò usare il taxi, poiché la metro non arriva da quelle parti.

Il traffico oggi è davvero intensissimo; stiamo percorrendo la Via Olimpica, che ha le 5 corsie completamente intasate da automobili, che procedono quasi a passo d’uomo.
L’autista ha acceso la radio ed, in questo momento, stanno trasmettendo delle canzoni pop melodiche coreane.
Solo quando inizio a vedere, da lontano, il 63° Building, dalla sagoma e, soprattutto, dal colore inconfondibile (giallo oro), il traffico inizia lentamente a defluire.

Arrivato all’ingresso principale, trovo facilmente le indicazioni per il Museo e, stavolta, non ci saranno tute d’astronauta da indossare, perché mi dirigerò al piano – 1.
Ritirato il biglietto d’ingresso, entro nella prima sala, dedicato ad importanti personaggi politici del passato e del presente.
Sono colto da lieve emozione, poiché, seduto dietro ad un tavolino, trovo Abramo Lincoln. Nel 1861, è eletto Presidente degli Stati Uniti e nel 1865 pose fine alla schiavitù.
Abramo Lincoln
Di fronte, l’ex presidente della Corea del Sud Kim Dae Jung. Sfuggì a numerosi attentati, fu arrestato più volte negli anni settanta dai servizi segreti sudcoreani, nel 1980, dopo il golpe del generale Chun Doo Hwan, è stato condannato a morte come responsabile della rivolta esplosa nella sua provincia natale. Commutata la pena in vent'anni di carcere, nel 1982 Kim Dae Jung è stato trasferito negli Stati Uniti per cure mediche, dove è rimasto come esule per tre anni e portavoce della democrazia sudcoreana. Nel 1986, rischiando di essere nuovamente arrestato, torna in Corea del Sud, per guidare le sollevazioni popolari che porteranno alla caduta del regime. Nel 1997 viene eletto presidente della Corea del Sud,. Avviata nel 2000 anche una politica di riconciliazione con la Corea del Nord, nello stesso anno Kim Dae Jung ha ricevuto il Nobel per la pace, per il suo lavoro a favore della democrazia e dei diritti umani nella Corea del Sud e in generale in Asia.
L'ex Presidente della Corea del Sud e Premio Nobel per la pace 2000, Kim Dae Jung
Un sorridente Barack Obama saluta i visitatori. Beh! In questo momento, il Presidente è impegnato per la campagna elettorale, al fine di ricevere un secondo mandato dagli elettori, nonostante tutto ci regala il suo inconfondibile sorriso. Thank you Mister President!
Il Presidente Barack Obama
Dalla parte opposta ad Obama, un altro uomo politico del passato: il grande timoniere Mao Tse Tung.
Il grande timoniere Mao Tse Tung
Seduto per terra ed intento al lavoro il Mahatma Gandhi. Fu un’importante guida spirituale per l’India. Gandhi è stato uno dei pionieri e dei teorici del satyagraha, la resistenza all'oppressione tramite la disobbedienza civile di massa che ha portato l'India all'indipendenza. Il satyagraha è fondato sulla satya (verità) e sull'ahimsa (nonviolenza). Con le sue azioni Gandhi ha ispirato molti movimenti di difesa dei diritti civili.
Con il Mahatma, si conclude la sezione, dedicata agli uomini politici.

Il Mahatma Gandhi

Girato l’angolo, si entra nel magico e misterioso mondo della Musica. Franz Schubert, intento ad eseguire qualche suo lavoro al pianoforte, non mi degna di uno sguardo! 
Franz Schubert
Mentre Beethoven è in piedi, dietro ad un tavolo: i capelli arruffati ed una lunga sciarpa rossa al collo; lo sguardo, che sa andare oltre il Finito.
Ludwig Van Beethoven
Johann Sebastian Bach è, invece, in piedi accanto ad una piccola scrivania. Lo sapevate che ebbe 20 figli?? Ma dove l’avrà trovato il tempo, per mettere al mondo tutti quei piccoli Bach, considerando la sua vastissima produzione musicale?

Il prolifico Johann Sebastian Bach

Ehi! Ma c’è Wam! Si, Wam: Wolfgang Amadeus Mozart, il divin Salisburghese, il bambino prodigio, figlio di papà Leopold, che segnerà per sempre i destini musicali dell'umanità!
Il divin salisburghese: Wolfgang Amadeus Mozart

Entrando in una sala molto grande, lasciando i nostri grandi geni della musica alle creazioni, vengo accolto dalla riproduzione del quadro dell’Ultima Cena.


L'Ultima cena
Percorro un corridoietto e, sul muro, un quadro: è il cappello del mitico John Wayne con tanto d’autografo!

Il cappello di John Wayne


John Wayne
Il corridoietto mi conduce nella sala, dedicata ai grandi pittori: Salvador Dalì e Vincent Van Gogh.

Salvator Dalì

Vincent Van Gogh

Una nuova sala e nuove emozioni: il re del pop, Michael Jackson e non poteva mancare il suo ex suocero, il re del rock ed un mio mito personale: Elvis Presley.

Il re del pop Michael Jackson

Il re del rock Elvis Presley

In una piccola teca, c’è davvero un gran tesoro: gli autografi del 1961 dei Beatles.

Gli autografi dei Beatles


Beatles
Inizia la collezione dei dischi d’oro. Elvis Presley con il 45 giri “Jailhouse Rock” , “Let it be” il 33 inciso dai Beatles.


Il disco d'oro "Jailhouse rock"
Il disco d'oro "Let it be"

Oddio!! Dracula!! Chiamate l’esorcista!!
Dracula!!!