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mercoledì 12 settembre 2012

12 Settembre 2012. Pranzo al "Granum Dining Lounge" dell'Hotel Banyan Tree di Seul

Quest'oggi ho voluto provare un altro ristorante, assai pubblicizzato, che si trova all'interno del  lussuoso Banyan Tree di Seul.
L'albergo, in effetti, non si trova in una zona centrale e grazie, quindi, a questa collocazione "periferica" riserva un'oasi di tranquillità e serenità a colore che si affidano alle cure dei rinomati cuochi.

Come accade in tutti i grandi alberghi, molti sono i ristoranti presenti: l' "Oasis restaurant", le cui ordinazioni vengono consumate a bordo piscina; si può scegliere anche un simpatico barbecue.
"The Member Club's Restaurant", che offre deliziosi assaggi della cucina mediterranea, è possibile anche prenotare l'intero spazio in occasioni di compleanni o eventi particolari ed, infine, il ristorante da me scelto: "Granum Dining Lounge". Durante la mattinata, avviene qui il rito della colazione, mentre, durante il giorno, è possibile degustare piatti fusion.

Intanto, arrivando con l'automobile, l'ingresso è sulla sinistra.
Essendoci più ingressi, io, ovviamente, mi dirigo, senza tema alcuna, verso l'ingresso sbagliato. Fortunatamente, chiedo lumi e, prontamente, un inserviente mi indica, con estrema educazione, quale sarà l'ingresso, cui entrare. 
Consegnata l'autovettura all'addetto del valet parking, m'introduco nell'ingresso...giusto (stavolta), dove sono accolta da una bella signorina, fasciata nella sua bella divisa: la giacca, stretta in vita, è color panna, mentre la gonna, corta al ginocchio, è marrone chiaro. Devo notare, con estrema soddisfazione dei miei occhi, che la scelta del personale è anche basato sulla presenza. Le cameriere sono tutte molto magre e risultano più attraenti grazie alle loro divise, che indossano con grazia e garbo. Davvero queste orientali, troppo spesso, mi fanno girare la testa! Ahimè!
Il tavolo, in precedenza prenotato, si trova in fondo alla grande sala, sulla cui sinistra un bar con poche sedie, accoglie i clienti, che vorranno consumare dei superalcolici.

La sala

Il wine bar

La sala è abbastanza affollata.

Davanti al mio tavolo, diversi ragazzi armeggiano delle macchine fotografiche professionali e sfogliano riviste di moda.
Scommetto che quella ragazza così esile, fragile e quasi etera è una modella!
Dio santo, quanto è magra! Quasi quasi la invito a pranzo, per farla mangiare un poco.
Due occidentali, molto giovani, parlano fitto tra loro in attesa delle portate; lei ha una bellissima borsa di una nota marca francese, poggiata su una sedia; lui indossa il classico "giacca e cravatta" d'ordinanza.
Un altro tavolo è occupato da tre donne ed un uomo. Beato tra le donne, penserete? In verità, all'inizio l'ho pensato anch'io, poi, osservando con cura le signore..non mi sembra tanto beato. La meno giovane poi non smette mai di parlare: che sia un politico in cerca di voti?
Due coetanei orientali incravattati nei loro bei completi scuri, stanno prendendo il caffè ed accennano già ad alzarsi, liberando il tavolo, che, in pochi attimi, sarà riordinato da due velocissime cameriere.
Mentre osservavo, compiaciuto, la cameriera mi ha lasciato il Menù sul tavolo, in attesa di ricevere delle ordinazioni. 
Siccome, come già sapevo, si tratta di una cucina fusion, laddove la materia prima è generalmente d'importazione, mentre il condimento è locale, vado sul sicuro: carne Waygu, accompagnata da ragù di funghi, foie gras (ne vado pazzo!) con purè di mele.
La carbe Waygu, ragù di funghi, foie gras e purè di mele.
La scelta è davvero eccellente e devo dire che la quantità non lascia a desiderare...anzi!!
Buon appetito!  

martedì 11 settembre 2012

11 Settembre 2012. Pranzo a Bennigan's

Quest'oggi il sole splende magnificamene, rovesciando tanto caldo; è un tempo davvero strano.
Fino a pochi giorni fa, sembrava che l'autunno anticipasse il suo arrivo, oggi, invece, l'estate impazza.

Trovandomi ad Apgujeong ed andando alla ricerca di un ristorante da provare, ho scelto "Bennigan's", assai noto presso i giovani del luogo.
Questo locale si trova molto vicino al Cinema CGV, di cui ho parlato in qualche precedente post; è al secondo piano di uno stabile, che, al pian terreno, ospita un bar, che ha dei tavolini all'aperto, posti sotto dei grandi ombrelloni.
Entrando nella sala, sono stato accompagnato da un gentile cameriere, che mi ha cortesemente scortato al tavolo.
Sulla sinistra la cucina a vista quindi, un corridoio divide due file ben allineate di tavoli.

La cucina a vista
 Al termine del bancone della cucina, dove i camerieri prendono i piatti, per portarli fumanti agli affamati clienti, un ulteriore spazio, il cui lato è trasparente e permette di vedere ciò che accade fuori.

La sala

Come è consueto, ho scelto un Set menù.
Inizio con la zuppa di funghi (sarò ripetitivo ma la zuppa di funghi è davvero gustosissima).

La zuppa di funghi
Quindi "Montecristo": quattro sandwich al prosciutto cotto e formaggio, con una particolarità: la crosta del pane è ricoperta di zucchero a velo e marmellata! Già! Marmellata alla fragola e devo ammettere che, dopo i primi tentennamenti, "mi sono tappato il naso" e ho addentato l'ancor caldo e fragrante pane...che meraviglia! La marmellata, lo zucchero a velo stanno davvero bene con il prosciutto cotto ed il formaggio.
I "micidiali" Montecristo: una botta di calorie mostruosa!
Quando racconterò il tutto a mia madre, credo che rimarrà inorridita: come poter mischiare la marmellata con il resto?
E mia madre penserà:

"Povero figlio mio, chissà quanto sarà dimagrito in terra d'Oriente a mangiar cavoli fermentati, pesci semivivi, alghe e, adesso, anche la marmellata con il prosciutto! Appena, bello di mamma, torna a casa, lo invito a pranzo e lo rifocillo con un'ottima amatriciana, carciofi fritti, pollo con patate al forno e torta al cioccolato finale, caffè ed ammazzacaffè!".

Mia  madre è una persona buonissima e meravigliosa con un carattere forte e deciso, sempre allegra e spensierata, ottimista e piena di gioia di vivere e dalla simpatia davvero contagiosa. Io le voglio un gran bene, poiché, oltretutto, è una splendida ed impareggiabile cuoca, che supera, con i suoi piatti gustosissimi, anche le Tre Stelle Michelin!
Insomma, la cucina di mia madre è la miglior cucina, che si possa gustare.

Il pranzo è terminato con un caffè americano, che, essendo compreso nel prezzo...

10 Settembre 2012. "Pieta" di Kim Ki Duk

La vittoria della Coppa d'oro al "Festival del cinema di Venezia" di Kim Ki Duk, regista cult coreano, è stata riportata, con grande enfasi, sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali.
Il regista, poco amato in patria, da diversi anni riscuote successo e miete vittorie nei diversi festival internazionali, grazie ad una poetica estremamente personale e soggettiva in grado di colpire sempre non solo le Giurie, ma anche il pubblico di tutto il mondo.
Rispetto alla consueta e consolidata cinematografia coreana, Kim è un battitore libero, è fuori dal coro, è contro.
In passato, ho molto apprezzato "Primavera, Estate, Autunno, Inverno..." e "Ferro 3. La casa vuota". Il primo film è il racconto di una parabola buddhista nell'incanto della natura, mentre nel secondo la trama del film si snoda tra sogno e realtà, laddove alla fine non si sa dove termini l'uno ed inizi l'altro.
Kim ha dichiarato che, per mancanza di fondi, ha dovuto girare i suoi film in pochissimi giorni; conferma del fatto che, per realizzare un'opera d'arte non è la quantità, ma la qualità e del come s'impiega il tempo a disposizione. 

La proiezione del film è avvenuta all'interno di Megabox, che si trova nel centro commerciale Coex.
La sala della proiezione è la più piccola: appena 50 poltrone.
Dopo aver effettuato il pagamento del biglietto, mi dirigo verso il secondo piano e la sala si trova in fondo: è l'ultima. Noto all'interno diverse teste, imbiancate dal tempo e signore elegantemente vestite, qualche membro della leva giovanile prende posto, quando inizia la consueta dose massiccia di pubblicità. In generale l'età media degli spettatori, almeno per questo spettacolo, è medio alta.

Kim non ci mostra la Corea scintillante e sfavillante dei lussuosi centri commerciali, le luci dei mille grattacieli con i loro velocissimi ascensori. Non ci parla delle bellissime e civettuole signorine, che spesso si accompagnano a muscolosi giovanotti alla guida di macchinoni. No: i protagonisti, in questo splendido film, sono gli ultimi, i diseredati, gli sconfitti, le persone, alla cui finestra della camera da letto, i sogni non bussano più durante la notte.
Questi derelitti vivono in ambienti sporchi, degradati, inumani, dove neanche la luce del sole ha voglia di far sentire il suo calore; infatti in quei posti il cielo è sempre grigio, scuro, pesante, sembra rispecchiare fedelmente l'anima di questi sopravvissuti, che - magari - aspettano la morte e la considerano come l'estrema ed ultima liberazione da un vissuto orrendo ed implacabilmente terribile.
Tra questi derelitti, si aggira il protagonista maschile (Lee Jung-jin), un bruto, che riscuote crediti per gli usurai. Purtroppo, tante le persone, che non possono pagare il pesantissimo convenuto e, nonostante le implorazioni, agisce con una violenza inaudita, rendendoli storpi o, addirittura, amputa loro le mani.
Siccome la maggior parte dei disgraziati sono dei fabbri, che lavorano tutto il giorno all'interno di una botteguccia lerciosa, ecco che il delinquente usa gli stessi loro strumenti di lavoro, per deturparli o un orrendo coltellaccio, che porta sempre con sé, unico compagno di un vita, dedicata al male.
Egli non ha amici, non ha parenti, vive in uno squallido appartamento poveramente ammobiliato. La sua opera di "menomatore" continuerebbe per sempre, se, nel suo orizzonte, non apparisse, improvvisamente, come in un sogno, una donna (la, a tratti, struggente Cho Min Soo).

Chi è costei? Perché?
Perché bussa alla porta di questo criminale ed inizia a rassettargli la casa, a preparare il pranzo, ad accudire le sue poche cose?
Chi è costei?
Il bruto, che vive nel trionfo della sua amoralità, reagisce con la violenza; non vuol avere alcun contatto con quest'anima, che vorrebbe prendersi cura di lui. Arriva anche a violentarla!
Ella, dopo la violenza subita, dichiara di essere sua madre e gli chiede perdono, perché gli fece mancare l'affetto materno, perché non si prese mai cura di lui, perché non svolse, fino in fondo, il ruolo di mamma.

Avrebbe davvero, il protagonista maschile fatto l'amore con sua madre?

La vita da delinquente continua senza sosta, così come continuano le cure, sempre più pressanti, precise, puntuali, amorevoli di una mamma, che vorrebbe con la forza dell'amore, redimere la vita di un figlio, che ha perduto e che ora, dopo tanti anni, ha ritrovato, chissà per quale motivo.

Un poco alla volta, il bruto inizia a cambiare atteggiamento verso la ritrovata madre (?) tanto che si recano insieme ad un negozio del centro di Seul (ed è l'unica scena, in cui si vede lo sfavillare del lusso), per acquistare dei vestiti e degli occhiali.
Ci avviciniamo all'agghiacciante epilogo finale; un delirio di violenza sempre più selvaggia e terribile investe il protagonista, impegnato a colpire con inaudita cattiveria le sue sventurate vittime.
La redenzione, però, si avvicina.

In un gioco simbolico, sempre più coinvolgente, le vite dei due protagonisti sembrano legarsi indissolubilmentr, verso l'unica soluzione possibile. (Non sarò certo io a svelare l'incredibile colpo di scena finale).

La regia di Kim Ki Duk è tetra, oscura, ci presenta una Seul bagnata di pioggia, di disperazione, sporca, ambientazioni sporche, maleodoranti, abbandonate, una realtà, che sta miseramente crollando sotto i colpi della misera, una Seul, che annega, si ritorce su se stessa.
I poveri sventurati, rappresentanti di quel "sottoproletariato", tanto caro al grande Pier Paolo Pasolini, sono in balia di una forza terribile, che li schiaccia, li soffoca, li rende delle larve ed impotenti davanti ad un destino orrendo.

Ottima l'interpretazione maschile di Lee Jung Jin, un uomo senza umanità, i suoi occhi sono senza sguardi, le sue mani sono solo degli strumenti di morte ed in lui non c'è spazio per la "pietas".
Intensa, struggente, appassionatamente disperata Cho Min Soo (la madre?), sconvolgente nella scena, che più mi ha colpito, quando piange in preda ad un fortissimo dolore, che le sta dilaniando l'anima.

Il pubblico in sala commentava negativamente la visione di scene troppo "forti", dove la violenza non è filtrata, ma presentata "nuda e cruda", davanti agli occhi di chi guarda, come un terribile ammonimento a non commettere il male.
Qualcuno addirittura se n'è andato prima della fine.
A conclusione del film, la tensione era palpabile.

Questo film è davvero un pugno allo stomaco.


P.S. Ringrazio il mio fraterno amico Paolo (nome italiano di un cittadino coreano), senza il quale sarebbe stato impossibile scrivere questo Post.

lunedì 10 settembre 2012

9 Settembre 2012. Domenica in…”Museo delle cere”

Ricordo alcuni anni fa, quando la RAI inventò “Domenica in”, un programma – contenitore, che cercava di allietare (ed in molti casi ci riusciva pienamente) le lunghe domeniche pomeridiane.
Se non ricordo male, Corrado fu il primo presentatore.
Era una televisione completamente diversa da quella che, purtroppo, siamo costretti a vedere oggi; all’epoca i professionisti erano chiamati a condurre i programmi, oggi, invece, i professionisti sono allontanati dal mezzo televisivo (a parte qualche rarissima eccezione come Fiorello), per dar spazio a chi di televisione non ne sa nulla.
Non essendoci “Domenica in”, non essendoci più Corrado e – soprattutto – stando a Seul, dove neanche arriva il segnale di Rai International, ho deciso di trascorrere parte del pomeriggio al “Museo delle cere”; che si trova al 63° Building.
Dovrò usare il taxi, poiché la metro non arriva da quelle parti.

Il traffico oggi è davvero intensissimo; stiamo percorrendo la Via Olimpica, che ha le 5 corsie completamente intasate da automobili, che procedono quasi a passo d’uomo.
L’autista ha acceso la radio ed, in questo momento, stanno trasmettendo delle canzoni pop melodiche coreane.
Solo quando inizio a vedere, da lontano, il 63° Building, dalla sagoma e, soprattutto, dal colore inconfondibile (giallo oro), il traffico inizia lentamente a defluire.

Arrivato all’ingresso principale, trovo facilmente le indicazioni per il Museo e, stavolta, non ci saranno tute d’astronauta da indossare, perché mi dirigerò al piano – 1.
Ritirato il biglietto d’ingresso, entro nella prima sala, dedicato ad importanti personaggi politici del passato e del presente.
Sono colto da lieve emozione, poiché, seduto dietro ad un tavolino, trovo Abramo Lincoln. Nel 1861, è eletto Presidente degli Stati Uniti e nel 1865 pose fine alla schiavitù.
Abramo Lincoln
Di fronte, l’ex presidente della Corea del Sud Kim Dae Jung. Sfuggì a numerosi attentati, fu arrestato più volte negli anni settanta dai servizi segreti sudcoreani, nel 1980, dopo il golpe del generale Chun Doo Hwan, è stato condannato a morte come responsabile della rivolta esplosa nella sua provincia natale. Commutata la pena in vent'anni di carcere, nel 1982 Kim Dae Jung è stato trasferito negli Stati Uniti per cure mediche, dove è rimasto come esule per tre anni e portavoce della democrazia sudcoreana. Nel 1986, rischiando di essere nuovamente arrestato, torna in Corea del Sud, per guidare le sollevazioni popolari che porteranno alla caduta del regime. Nel 1997 viene eletto presidente della Corea del Sud,. Avviata nel 2000 anche una politica di riconciliazione con la Corea del Nord, nello stesso anno Kim Dae Jung ha ricevuto il Nobel per la pace, per il suo lavoro a favore della democrazia e dei diritti umani nella Corea del Sud e in generale in Asia.
L'ex Presidente della Corea del Sud e Premio Nobel per la pace 2000, Kim Dae Jung
Un sorridente Barack Obama saluta i visitatori. Beh! In questo momento, il Presidente è impegnato per la campagna elettorale, al fine di ricevere un secondo mandato dagli elettori, nonostante tutto ci regala il suo inconfondibile sorriso. Thank you Mister President!
Il Presidente Barack Obama
Dalla parte opposta ad Obama, un altro uomo politico del passato: il grande timoniere Mao Tse Tung.
Il grande timoniere Mao Tse Tung
Seduto per terra ed intento al lavoro il Mahatma Gandhi. Fu un’importante guida spirituale per l’India. Gandhi è stato uno dei pionieri e dei teorici del satyagraha, la resistenza all'oppressione tramite la disobbedienza civile di massa che ha portato l'India all'indipendenza. Il satyagraha è fondato sulla satya (verità) e sull'ahimsa (nonviolenza). Con le sue azioni Gandhi ha ispirato molti movimenti di difesa dei diritti civili.
Con il Mahatma, si conclude la sezione, dedicata agli uomini politici.

Il Mahatma Gandhi

Girato l’angolo, si entra nel magico e misterioso mondo della Musica. Franz Schubert, intento ad eseguire qualche suo lavoro al pianoforte, non mi degna di uno sguardo! 
Franz Schubert
Mentre Beethoven è in piedi, dietro ad un tavolo: i capelli arruffati ed una lunga sciarpa rossa al collo; lo sguardo, che sa andare oltre il Finito.
Ludwig Van Beethoven
Johann Sebastian Bach è, invece, in piedi accanto ad una piccola scrivania. Lo sapevate che ebbe 20 figli?? Ma dove l’avrà trovato il tempo, per mettere al mondo tutti quei piccoli Bach, considerando la sua vastissima produzione musicale?

Il prolifico Johann Sebastian Bach

Ehi! Ma c’è Wam! Si, Wam: Wolfgang Amadeus Mozart, il divin Salisburghese, il bambino prodigio, figlio di papà Leopold, che segnerà per sempre i destini musicali dell'umanità!
Il divin salisburghese: Wolfgang Amadeus Mozart

Entrando in una sala molto grande, lasciando i nostri grandi geni della musica alle creazioni, vengo accolto dalla riproduzione del quadro dell’Ultima Cena.


L'Ultima cena
Percorro un corridoietto e, sul muro, un quadro: è il cappello del mitico John Wayne con tanto d’autografo!

Il cappello di John Wayne


John Wayne
Il corridoietto mi conduce nella sala, dedicata ai grandi pittori: Salvador Dalì e Vincent Van Gogh.

Salvator Dalì

Vincent Van Gogh

Una nuova sala e nuove emozioni: il re del pop, Michael Jackson e non poteva mancare il suo ex suocero, il re del rock ed un mio mito personale: Elvis Presley.

Il re del pop Michael Jackson

Il re del rock Elvis Presley

In una piccola teca, c’è davvero un gran tesoro: gli autografi del 1961 dei Beatles.

Gli autografi dei Beatles


Beatles
Inizia la collezione dei dischi d’oro. Elvis Presley con il 45 giri “Jailhouse Rock” , “Let it be” il 33 inciso dai Beatles.


Il disco d'oro "Jailhouse rock"
Il disco d'oro "Let it be"

Oddio!! Dracula!! Chiamate l’esorcista!!
Dracula!!!

domenica 9 settembre 2012

8 Settembre 2012. Visita al "Tteok Museum"

E’ un piccolo Museo, composto solo da due stanze, neanche tanto grandi, ma molto interessante, perché parla di cibo tradizionale: torta di riso.

La torta di riso (Tteok) ha un significato tradizionale molto importante nella Corea d’oggi; infatti questa pietanza non è mai mancata sulle tavole delle famiglie, anche durante i periodi tragici, poiché è stata da sempre ritenuta assai efficace per la salute.

Sul retro della cucina (Jangdokdea) si posavano dei cocci con dei fagioli dentro.

Vediamo, un po’ meglio, in quale periodo dell’anno si doveva consumare la torta di riso opportunamente preparata in casa.

Primavera. La festa del Chungwhajol cade il 1° Febbraio del calendario lunare ed è l’occasione, per propiziare l’inizio della coltivazione. In questo giorno, si mangia la torta di riso con dei pinoli.

Il terzo giorno del terzo mese lunare è chiamato “Samjinnak”: è l’annuncio della Primavera. Durante questo giorno, le persone utilizzano alcuni fiori di azalea, per impastare con la pasta di riso glutinoso ed ottenere il “Hwajeon”, una torta di riso tradizionale.

La festa del “Sawol Chopalil” cade l’8 aprile del calendario lunare e si celebra la nascita del Buddha; ci si reca al tempio, per partecipare ai riti di buon augurio e fortuna.
Alcune torte di riso


Altre torte di riso

Estate. Le persone credono che, bagnarsi in fiume pulito con l’acqua, che scorre da est il 15 giugno del calendario lunare, possa propiziare fortuna e prosperità.

“Sambok” è il periodo più caldo dell’anno, in cui le persone mangiano soprattutto carne, perché, attraverso le vitamine, cercano di superare le fatiche, derivate dalle eccessiva calura.

Il giorno 7 luglio del calendario lunare, invece, due amanti celesti si riuniscono in occasione del “Chilsok”.

Autunno. Il “Chusok” è la festa, che la famiglia dedicata alla commemorazione degli antenati e preparano una speciale torta di riso a base di pinoli e frutta fresca. La festa del “Jungyangjol” cade il 9 settembre del calendario lunare e segna che la stagione autunnale sta volgendo verso la seconda parte. Il “Sangdal” cade nel mese dell’Ottobre lunare ed, in questo giorno, si prega per ricevere ricchezza, onore, prosperità e salute per tutti i membri della famiglia.

Inverno. Il “Dongij” è il solstizio d’inverno, il giorno più breve dell’anno e si celebra, mangiando delle torte di riso con la polenta. Il “Solnal” è il primo giorno dell’anno del calendario lunare ed oltre al consueto scambio d’auguri, la famiglia si riunisce, per ricordare, attraverso particolari riti, gli antenati. Il 15 gennaio del calendario lunare è la festa del “Daebolum” e si celebrano riti lunari, perché si abbia un abbondante raccolto.

La festa del “Dano” cade il 5 maggio del calendario lunare ed in questo giorno si considera che la natura esprima tutte le sue potenzialità. Celebrati i riti per gli antenati, le famiglie si riunivano, per giocare: gli uomini si dedicavano al “Ssirum” una sorta di lotta, mentre le signore gareggiavano in concorsi canori. Le ragazze, invece, tagliavano la radice dell’iris, per usarla come accessorio per i capelli, al fine di scacciare la sfortuna. In questo giorno si mangiava la torta di riso “Charyunbyoung”.

La festa del "Dano"

Un po’ di storia. La torta di riso può essere fatta risalire alla prima età del Bronzo. Nella dinastia Koryo, la torta di riso diventò di uso popolare, mentre nel periodo Choson entrò a far parte della vita quotidiana ed essere usata in occasione dei matrimoni, di cerimonie, incontri formali ed addirittura anche per i funerali!

C’è anche qualche strumento, che serviva, per preparare i cereali: il “Didikbanga”.

Il Didikbanga
Nella regione di Kaesung, durante la cerimonia nuziale, erano presenti delle speciali torte di riso, preparate per l’occasione: la torta di riso con giuggiole e castagne, che auguravano posterità e longevità.

Il Matrimonio. La cerimonia di nozze è l’occasione formale, con la quale un uomo ed una donna formano una nuova famiglia. Fin dai tempi antichi, il matrimonio è stato considerato come uno dei momenti più importanti per gli esseri umani e anche la base per la loro futura felicità. In un matrimonio tradizionale coreano, tre tipi di impegni sono presenti. Il primo impegno è: la gratitudine agli antenati, ai genitori, che rappresentano il ponte tra gli avi e lo sposo e la promessa di esercitare la funzione filiale ai genitori dello sposo da parte della moglie. Il secondo impegno è quello di osservare il principio “Yin e Yang” della natura e dell’universo, giurando, nello stesso tempo per il cielo e per la terra, che gli sposi seguiranno le leggi naturali. Il terzo ed ultimo impegno prevede che gli sposi si ameranno reciprocamente per tutta la vita.

Il matrimonio
Baegil (il centesimo giorno). Il Baegil è la festa, che si celebra, quando il bambino vive il suo centesimo giorno di vita. Simbolicamente rappresenta il raggiungimento di un certo grado di maturità ed è anche l’occasione, per augurare al piccolo di continuare a crescere in salute. Si celebra questo importante giorno con i parenti e gli amici più cari, consumando, ovviamente, la torta di riso, la quale, se sarà divisa in cento parti per altrettante bocche, il bambino avrà una lunga e felice vita.

Dol (primo anno di vita). Il Dol è la festa del primo compleanno e si celebra il rito del “Doljabi”. Per augurare fortuna e pace, i genitori preparano il “Dol tteok” (la torta di riso per il bambino). E’ un evento assai significativo da celebrare con la partecipazione di tutti i membri della famiglia.

Chaengnye (la celebrazione accademica). Era un rituale, celebrato all’interno della Scuola confuciana, quando l’allievo completava la prima lettura di un libro. L’insegnante condivideva con l’alunno e tutta la scolaresca questo importante momento. Guksujangguk (una zuppa di tagliatelle aromatizzate di soia) si mangiava durante questa occasione.

Gwallye (la cerimonia dell’adolescenza). E’ il passaggio dalla pubertà allo stato adolescenziale, che veniva celebrato all’interno della Scuola confuciana. I capelli degli studenti erano raccolti in una coda ed indossavano il “Gwan” (il cappello di crine). Le studentesse, invece, raccoglievano i capelli con uno chignon, fissati con un “Bynyeo” (fermaglio). Durante la cerimonia, l’adolescente cambiava tre volte l’abito: chogarye, Jaegarye e samgarye. Indossato l’ultimo abito, riceveva le congratulazioni dai presenti; gli veniva offerta una coppa di vino, inchinandosi davanti a tutti. A questo punto, l’adolescente riceveva un nuovo nome: “ja”. Alla fine del “samgarye”, il ragazzo visitava le tombe dei suoi antenati e il rito si concludeva con l’ammissione ufficiale all’interno della famiglia tra i membri adulti.

venerdì 7 settembre 2012

7 Settembre 2012. Visita al “Museo del kimchi”

All’interno del mastodontico Coex Mall, vero ed autentico monumento allo shopping, c’è uno spazio culturale addirittura un Museo, molto importante, dedicato al “kimchi”. E’, forse, il piatto nazionale più importante e ci sono moltissime varietà di verdure, che sono usate come materia prima, per realizzarlo. Siccome avevo voglia di conoscere più da vicino la storia di questo importante cibo, quale idea migliore che visitare un Museo a lui dedicato?

Il Museo, intanto, si trova al piano – 2, in prossimità del parcheggio; l’ingresso è libero.

L'ingresso del Museo
Alcune case coreane tradizionali hanno un “giardino posteriore”, strettamente collegato con la terrazza, chiamata “jangdokdae”. Era, per i coreani, il luogo più importante per il benessere della famiglia, dove ponevano dei vasi di terracotta, pieni di salsa di soia, pasta di fagioli rossi. Il kimchi, per fermentare bene, deve essere tenuto alla stessa temperatura, così potrà essere conservato a lungo. Durante l’inverno, il vaso, contenete il kimchi, viene sepolto; mentre, quando arriva la stagione estiva, il kimchi viene messo in acqua, per ritardare il processo di maturazione.

I recipienti dove si conservano il kimchi.
Yi Kyu Bo (1168 – 1241), un letterato del periodo della dinastia Koryo, scrisse un libro, in cui parla del kimchi e dei tipi di verdure, che possono essere usate come: cetrioli, melanzane, rape, cipolle, malva e zucca bianca.

Il ,libro di Yi Kyu Bo
Altri tipi di kimchi furono introdotti da Yu Joong Im, nel libro “Cheungbosallimkyongje”, scritto nel quarantaduesimo anno del regno di Re Youngjo’s della dinastia Chosun. Lo scrittore consiglia, per la prima volta, di usare il peperoncino come condimento del kimchi stesso.

Il libro "Cheungbosallimkyongje"
Durante il periodo Koryo, si usavano diverse tipi di verdure, per confezionare il kimchi come: cetrioli, porri selvatici, prezzemolo orientale, foglie di senape indiane.
Il kimchi del periodo Koryo

All’inizio della dinastia Chosun, abbiamo altri tipi di kimchi, come il Kimchi Chang ed il Chotkukji (i ravanelli ed il kimchi sono immersi nella salsa di soia, anziché nel sale). Nella metà del periodo Chosun, si usarono anche ingredienti, provenienti dal mondo animale e nell’ultimo periodo, il cavolo nero (Tongpaechu) diventò l’ingrediente principale.
Kimchi del perioco Chosun
Vediamo qualche tipo di kimchi, cominciando con il Sungnyu kimchi (kimchi al melograno).

Kimchi al melograno
 Si usa del ravanello salato e lo si avvolge con delle foglie di cavolo.

Il Sonsongil kimchi era il piatto dei re del periodo Chosun e comprendeva anche il Kimchi Paechu ed il Kkactuki Sonsongil, che era a base di ravanelli, tagliati in piccoli e rigidi cubi.

Kimchi con ravanello
Lo Youlmu kimchi era usato nei templi. Era di gusto leggero e delicato ed era composto da: cipolla, verdura, aglio, porro selvatico.

Lo Youlme kimchi
Il Suk Kkactuld è il kimchi per gli anziani, i quali, avendo – magari – qualche problema di masticazione, veniva loro fornito un cibo assai morbido.
Il Suk Kkactuld, il kimchi per gli anziani
Durante la cerimonia del Chesa (il servizio funebre per gli antenati), il kimchi è posto sul tavolo da pranzo ed è composto dal ravanello bianco.

Il kimchi, che si mangia dopo aver celebrato i Chesa

Se volessimo noi, a casa, del kimchi, come dovremmo procedere?

Istruzioni per l'uso (si prega di leggere attentamente)

Salatura del cavolo. Escludiamo le foglie esterne rovinate del cavolo e, servendoci di un coltello, tagliamolo a metà; immergiamolo in salamoia per poi sciacquarlo in acqua fredda.

La salatura del cavolo.

La preparazione dei condimenti. Sbucciare l’aglio e lo zenzero, tritarli e preparare la polvere di peperoncino.

La preparazione dei condimenti
Gli altri ingredienti. Tagliare il ravanello, le cipolle verdi, usare delle foglie di senape indiana e tritare i gamberetti salati e fermentati.

La preparazione degli altri ingredienti
Quindi è arrivato il momento di unire tutti gl’ingredienti, che abbiamo preparato fin qui separatamente.

Gli ingredienti vengono miscelati
Farcire ora il cavolo con gl’ingredienti, che sono stati precedentemente uniti e iniziare a bollire il tutto.

Tutto è pronto, per essere bollito

Il piatto è pronto!
Il piatto è pronto!